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L'Espresso Cechi d'Italia, un'inchiesta del sociologo Rocco Turi

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Un amendolarese scrive su L'Espresso

Il sociologo Rocco Turi è il massimo esperto italiano
sulla genesi partigiana in Cecoslovacchia e sulla vera storia della Gladio Rossa


L'Espresso
Direttore: Giovanni Valentini
SETTIMANALE DI POLITICA - CULTURA - ECONOMIA
N. 38 - ANNO XXXVI - 23 SETTEMBRE, p. 52.

DOCUMENTO
DELITTI ROSSI/2
Gli ex partigiani rifugiati in Cecoslovacchia alla fine della guerra erano circa 500.
Oggi sono rimasti in 70. Raccontano la vita a Praga e le lotte per la leadership.

Cechi d'Italia
Di Rocco Turi


Sociologo, 40 anni, autore di due libri su droga e mafia, Rocco Turi vive a Rende (Cosenza). Ha compiuto una ricerca a Brno, in Cecoslovacchia, durata due anni. Tema: l'emigrazione italiana nei paesi dell'Est. Molti degli interrogati hanno accettato di parlare a condizione che fosse garantito il loro anonimato.

Sono 70 gli ex partigiani italiani, ormai anziani e pensionati, ancora residenti in Cecoslovacchia. Con le loro famiglie, che vivono i fenomeni tipici della seconda e terza generazione, costituiscono una comunità di circa 200 persone. Se si aggiungono coloro che sono arrivati in questo paese a seguito degli accordi economici intergovernativi, la collettività italiana in Cecoslovacchia risulta oggi formata da un gruppo di quasi 350 abitanti.
La presenza italiana è distribuita in modo uniforme in tutto il paese, con nuclei di una certa consistenza a Praga, Brno e Bratislava. A Brno vive il gruppo più numeroso di ex partigiani italiani, una cinquantina di persone in tutto, da tempo completamente integrati. Nel corso degli ultimi decenni hanno lavorato nelle industrie e nelle campagne e ora, come pensionati, vengono spesso impiegati in qualità di interpreti per le ditte italiane che si affacciano sul mercato cecoslovacco. Il nucleo che si è stabilito a Praga è meno consistente, ma ha una forte identificazione di carattere intellettuale.
Come hanno vissuto e in che modo si sono organizzati gli ex partigiani italiani giunti in questo paese subito dopo la seconda guerra mondiale? Nel 1948 la presenza italiana in Boemia, composta di circa 2500 persone fra ex partigiani e civili, rappresenta per il governo ceco un importante pretesto per la diffusione di informazioni utili alla propaganda comunista. I 500 partigiani italiani, in particolare, se da un lato vengono garantiti con l'incolumità, l'anonimato, e la ricostruzione di una nuova identità, dall'altro sono utilizzati per propagandare vantaggiosamente il "sistema" all'interno e all'esterno. E' un modo per affermare che il nuovo regime comunista di Praga attrae gli occidentali, e in particolare gli italiani: l'Italia è descritta come un paese di miseria e degrado sociale.
La qualità di vita dei nostri fuoriusciti politici si presenta molto più soddisfacente di quella dei lavoratori emigrati per motivi economici nelle acciaierie e nelle miniere cecoslovacche. Sono ben trattati - sia economicamente che socialmente - e anche aiutati a inserirsi attraverso opportune scuole di specializzazione nel mondo del lavoro. Godono di vantaggiose protezioni e il loro arrivo è comunque ben visto, perché la cacciata di migliaia di tedeschi ad opera dei russi, avvenuta nel '45, non ha ancora risolto l'esigenza di un a nuova forza-lavoro per le solide (allora) attività industriali cecoslovacche.
I partigiani italiani di Praga, con la collaborazione del Pcc stabiliscono il quartier generale intorno a Radio Praga. Decidono così di dislocare in tutto il territorio cecoslovacco una rete capillare di circoli culturali e centro studi "Rinascita". Si dà tono alle iniziative dei nostri connazionali anche con l'intitolazione di numerose strade a importanti comunisti della storia italiana. A Chomutov, per esempio, esiste ancora oggi una via dedicata ad Antonio Gramsci.
Oltre agli ex partigiani ci sono migliaia di lavoratori italiani giunti in questo paese in relazione agli accordi economici intergovernativi. Si tratta di emigrati "economici", ma la maggior parte di loro ha anche un'evidente simpatia per il Pci, e la scelta di lavorare in Cecoslovacchia è legata alla precisa volontà di conoscere da vicino il cosiddetto "paradiso rosso", così come viene definito da Antonio Polino, un emigrato italiano giunto a Kladno nel 1956 e ormai cittadino cecoslovacco.
In breve tempo anche gli emigrati "economici" vengono coinvolti nelle iniziative politiche, e ai più intraprendenti è affidata la direzione dei locali circoli. Cominciano le feste dell'"Unità" nei luoghi che ormai sono residenza di tanti italiani: Chomutov, Most, Slany, Kladno, Ostrava.
Ma non sempre le cose filano lisce. Ci sono anche coloro che avvertono una profonda nostalgia per l'Italia. E' il caso del signor Bezzi, falso nome romagnolo, il quale lavora a Kladno nell'industria siderurgica Poldi. Per un incidente sul lavoro gli vengono amputate due dita della mano destra. Questo non fa che aggravare il suo stato di frustrazione mentale. A un certo punto decide di tornare in Italia, rischiandone tutte le conseguenze.
Si presenta alla frontiera italiana, si autodenuncia, ma non viene creduto perché nessuno sa dove cercare i documenti giudiziari che lo riguardano. Viene invitato a proseguire il viaggio verso la sua città, Imola, dove organizza una piccola attività commerciale. Le indagini della polizia proseguono, e in seguito a maggiori accertamenti, viene arrestato. In carcere studia e si diploma da elettrotecnico. Bezzi esce di prigione e con l'aiuto di amici riesce ad aprire un negozio alla periferia di Imola dove, a più di 70 anni, vive ancora oggi.
Alla fine degli anni quaranta per gli ex partigiani rifugiatisi in Cecoslovacchia sembra prospettarsi un ritorno imminente in Italia, a seguito di ipotizzati rivolgimenti politici favorevoli al Pci. Il morale è alto. Di quel periodo gli ex partigiani ricordano oggi che passavano molto tempo a raccontarsi le rispettive "gesta" di guerra.

Uno di loro rievoca così il suo "momento di gloria": "Avevo ricevuto ordine dal partito di eliminare il bottegaio del mio paese. Era d'autunno, abitavo in una frazione di un paese vicino a Bologna. Quell'uomo aveva la bottega ad angolo con una finestra un po’ nascosta, ed era facile per me osservare dall'esterno ogni suo movimento. Dopo averne studiato il comportamento per alcuni giorni, ho notato che contava i soldi sempre alla stessa ora, dalle 6 e mezzo alle sette di pomeriggio. Un giorno, a quell'ora, mi sono preparato, ho preso accuratamente la mira, e ho fatto fuoco. Ha avuto appena il tempo di dire: "boia…", ed è morto all'istante".
La nuova fase politica cecoslovacca del dopo '48 viene ben propagandata in Italia attraverso la stampa di partito e anche Palmiro Togliatti vi contribuisce affermando che il "destino storico dell'Italia è di "collaborare" con i popoli dell'oriente europeo". Viene anche aperta, a Praga, una "Scuola di politica marxista". Un ottimo veicolo per la propaganda in Italia è la radio. Esiste già Radio Praga, e al suo interno viene creata una trasmissione destinata agli italiani in Cecoslovacchia (vedi riquadro a pag. 52). Il capo politico dei comunisti italiani in Cecoslovacchia è Francesco Moranino, che in seguito sarà deputato del Pci, rifugiatosi in Cecoslovacchia dove era stato accolto calorosamente, nonostante fosse stato accusato in Italia dell'uccisione di alcuni fascisti.
"L'accoglienza a Moranino era stata pilotata dall'Italia", dice Antonio Polini. "L'ordine era di riceverlo come un grande personaggio perché poi avrebbe dovuto comandare il gruppo italiano dei fuoriusciti comunisti, ancora iscritti al partito, e tenere i rapporti ufficiali. Era un tipo altezzoso, efficientista, e si vantava di essere un grande amico di Rudolf Slansky, segretario generale del partito comunista cecoslovacco: "Il mio amico Slansky", amava ripetere".

Il suo falso nome è Moretto, ma anche altri sono i nomi eccellenti presenti a Radio Praga: Tolomelli, Mantovani, Rossi, Boffi, Bianchi. Intorno a questi ruota una poderosa organizzazione che tenta di gestire con metodi spesso rozzi l'intera presenza italiana in Cecoslovacchia. Si pretende una sorta di collegamento anche con gli italiani della emigrazione economica. A costoro si minaccia di trattenere il passaporto e di controllarne i movimenti. "Ci hanno detto addirittura di non andare al nostro Consolato per il rinnovo del passaporto", dice Francesco Millo, napoletano e abitante nei pressi di Praga sin dal 1946 con moglie ceca e due figli.
Visto l'insuccesso del "consiglio" dato, "Democrazia Popolare" offre un altro suggerimento: "Tutti coloro che intendono rinnovare la validità del proprio passaporto non occorre che si spostino dalla località in cui si trovano per venire a Praga… Si consiglia a rivolgersi prima all'incaricato sindacale della località e poi, se necessario, a scrivere a noi che possiamo molte volte fare tutto senza che essi si scomodino". Questi atteggiamenti, in realtà, sono un modo per tenere lontani dalla nostra ambasciata e da eventuali agenti, desiderosi di informazioni riservate, i nostri emigrati economici.
La presenza degli emigrati politici rende dura la vita al resto della colonia italiana. Scatta il divieto governativo di inviare i risparmi in Italia e di ritornare liberamente nel nostro paese: chi vuole può andare subito in Italia, ma senza più ritornare; gli altri devono sottostare alle leggi cecoslovacche. Alcuni vengono obbligati a optare per la cittadinanza cecoslovacca. E' il caso di Antonio Polini il quale, già sposato e con un bambino, non ha il coraggio di lasciare per sempre la famiglia: accetta a malincuore, e richiede la cittadinanza cecoslovacca.
Sono questi alcuni dei tentativi riusciti dei nostri emigrati "politici", tutti ex partigiani, per evitare che ogni altro italiano abbia rapporti con la propria patria. La presenza dei partigiani deve restare ancora un fatto assolutamente segreto per le autorità italiane. Nessuno a Roma deve sapere dove costoro sono finiti. Anche se sono garantiti da una nuova identità, è sempre possibile che qualche notizia giunga nel nostro paese.
L'organizzazione di vertice si perfezione sempre più, fino a ridursi a una élite capeggiata da Moranino e Tolomelli - che torneranno entrambi in Italia per occuparsi di politica a tempo pieno nel Pci - e incide enormemente sulle decisioni del Pcc e del governo cecoslovacco.
In breve tempo, quasi tutti gli emigrati "politici" vengono concentrati nella città di Brno. Sono circa 500. Lo scopo è quello di dar vita a un centro studi chiamato "Democrazia Popolare", e a una scuola di partito dove vengono preparati i "quadri" per la futura presa di potere del comunismo in Italia (ritenuta in quegli anni assai probabile).

Questa decisione è in realtà una mossa per liberarsi di personaggi scomodi a Praga da parte di coloro che, restando nella capitale cecoslovacca, hanno in mano la legittima rappresentanza comunista del nostro paese e continuano a intrattenere rapporti con l'Italia attraverso le visite che giungono frequentemente da parte di esponenti di rilievo del partito comunista italiano. Fra questi, Luigi Longo e altri membri della direzione romana.
Per gli altri - ormai confinati anche nelle campagne e nei boschi della Moravia - la vita non è né piacevole né facile. Iniziano così i primi rancori e le prime lotte per la leadership, che sfocerà poi in veri e propri corpo a corpo. Tanti perdono la vita, e molti delitti commessi da ex partigiani italiani in Cecoslovacchia sono destinati a rimanere impuniti. E i loro autori, tutt'ora sconosciuti.


L'articolo è corredato di:

due fotografie a p. 53 con la seguente didascalia: Altopiano di Asiago (Vicenza), marzo 1944. Un partigiano uccide un prigioniero fascista. Nella foto in alto: Palmiro Togliatti.

Una fotografia a p. 54 con la seguente didascalia: Reggio Emilia, 29 aprile 1945. Una fascista, alla quale i partigiani hanno tagliato i capelli, viene portata in giro per la città.



Per un utile approfondimento leggi il seguente libro, pubblicato quattordici anni più tardi:

Rocco Turi
GLADIO ROSSA
Una catena di complotti e delitti dal dopoguerra al caso Moro
Collana Gli specchi
Editore Marsilio, Venezia
2004


Libro esaurito ma consultabile in centinaia di biblioteche in Italia e all'estero.
I lettori degli Stati Uniti possono rivolgersi alla Library of Congress.


www.amendolara.eu
24 marzo 2013


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