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L'inarrestabile finale di Don Diego. (2016)

Centro Studi per Amendolara



L'inarrestabile finale di Don Diego


Don Diego va via e lascia opere su opere, come se questa comunità fosse cresciuta e la chiesa bella fosse un premio lasciato. Un via vai di attività restaurative e creative all'interno della chiesa per la sua cura esteriore - che si protrarranno addirittura fino a natale - convincono alcuni fedeli che il passaggio di Don Diego sia stato un dono del signore e un evento storico per il cammino del popolo. Detto questo, l'agiografia entusiasmante a favore di chi viene salutato è tradizione, ma presto ci si dimentica e si guarda meglio la realtà.
Don Diego ha reso la chiesa aggraziata e a questo fine si sta ancora occupando e qualche fedele dalla lacrima facilissima (piangere per ingannare) o strategica (umiliarsi per intricare) fa di tutto per tessere i meriti "estetici" (come se ci si trovasse davanti a un'opera della nuovelle cuisine, piuttosto che in chiesa) di chi mestamente se ne va. Si dice inoltre che Don Diego si sia dedicato soprattutto alle donne anziane; ma lo ha fatto come supporto sociale (non è questo il ruolo del sacerdote) e pochissimo o nulla ha fatto per supporto pastorale. Don Diego è stato come un luogo del pianto e non di confronto e di azione per il quale il suo ruolo pastorale, morale, religioso, etico e di autorevolezza sarebbe stato utile, correttivo e determinante. Lo si può anche comprendere perché la sua formazione culturale è tutta rivolta in altra direzione ed egli ha fatto ben altri studi. In questo modo, tuttavia, egli ha contribuito a esaltare una già incandescente crisi sociale in loco.
Pertanto Don Diego se ne va malinconicamente anche se in questi giorni - avendo intorno l'elettrizzante esperienza collettiva del saluto, le firme raccolte, gli applausi e la festa di commiato - non lo dimostra; gli è ben presente, tuttavia, l'impossibilità di essere stato adeguato nella precipua responsabilità e missione ricevuta. Egli sa di aver occupato un ruolo che non ha portato buoni frutti. Ecco perché i lavori materiali a favore della chiesa sono stati esaltati e sono la medaglia della quale Don Diego può vantarsi. La chiesa tuttavia invecchia e altri lavori richiederà e il segno del passaggio di Don Diego si dissiperà.
Ben altra cosa sarebbe stata se Don Diego avesse affrontato i problemi etici, morali di devianza sociale e familiare evidenti in precisi soggetti di questa comunità, il cui obiettivo è di sfruttare il prossimo, ricevere favori per abitare e per lavorare, mai essere grati e tradire i benefattori. Si tratta di cittadini ben etichettati che giustamente si isolano e chiudendosi nelle quattro mura si trasformano in ordigni sociali pronti a esplodere e incutono timore quando li si incontra. Ecco perché in questa comunità è necessario tenersi alla lontana dai soggetti pronti a esplodere che la chiesa locale molto probabilmente non ha curato o non ha bene individuato o vi ha rinunciato.
Ho già scritto che - ugualmente a chi scrive - Don Diego sappia molto molto bene e con precisi dati di fatto che dal punto di vista pastorale la sua presenza è stata insoddisfacente e neppure alla fine del suo "mandato" nulla fa per riconoscere le sue manchevolezze. Ecco perché, oltre al facile e strumentale pianto occasionale delle pie donne e delle donne dal pianto facile e ingannevole, oltre alla festa del saluto durante la quale emergono sempre positive doti incontrollate, Don Diego verrà dimenticato in questa Comunità. NON VERRA' MAI DIMENTICATO LO SCEMPIO DEGLI EX VOTO CHE FU FATTO CON IL SUO ARRIVO IN QUESTA COMUNITA'. Non mi sarei più occupato dell'argomento se non fossi stato raggiunto da mugugni e insinuanti parole di chi piange per ingannare il prossimo e di chi elabora ordigni sociali in perfetta solitudine. La vigilanza da tali soggetti, in questa comunità, è d'obbligo.
Pronto al dibattito scritto perché è sempre meglio lasciare il segno e perché verba volant, scripta manent. Se così non sarà meglio evitare mugugni e chiudersi nel silenzio che è più dignitoso.

Rocco Turi, sociologo

www.amendolara.eu
18 settembre 2016



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