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Nuovo libro di Giovanni Laviola

Centro Studi per Amendolara



IL TIRACCIO, anno XVIII, n.9, ottobre 1992, p.3.
PROSPETTIVE MERIDIONALI, anno X, n. 1, gennaio 1993, p. 8.
Trebisacce e la sua storia.
Nuovo libro di Giovanni Laviola:
modesto di indole e rigoroso nella ricerca.
Di Rocco Turi

Trebisacce: Storia, cultura e cronaca, Galasso, 1992


Recensire il libro di Giovanni Laviola è impresa quasi sacrilega perché mai in passato avremmo immaginato di esprimere un giudizio sull'opera del nostro vecchio Preside. Lo ricordiamo ancora oggi lì davanti all'antica scuola media di Trebisacce, austero, pignolo, rigido e rigoroso.
Giungevamo a Trebisacce di primo mattino da Amendolara con la vecchia littorina Breda - che raccoglieva gli studenti di tutto l'Alto Jonio - piena zeppa fin sulle spalle del povero macchinista. Nell'attesa delle lezioni ogni luogo era buono per discutere di compiti da copiare e di argomenti da ripassare: la sala d'attesa, la "piccola", il "cemento" o la campagna retrostante la vecchia scuola media. Ma il breve tratto di strada che univa la scuola all'abitazione del nostro Preside era come interdetta a tutti noi: il suo passaggio significava terrore e paura. Un terrore viscerale che si nutriva nei confronti di una persona che - al contrario - ci amava, ma che noi sentivamo come un nostro avversario, un nemico da cui bisognava fuggire.
Non era vero, ma la nostra scuola media di allora era un'altra cosa... e così anche il vecchio Preside appariva a tutti un uomo d'altri tempi.
Tante cose oggi sono cambiate: il preside amico, il professore amico, il bando delle bocciature hanno reso moderna, semplice e allegra la scuola media di oggi. Chi, come noi, ha vissuto le tensioni ideali, le contraddizioni, il fascino di Kennedy o di Che Guevara, le vicende del '68, sente che certe emozioni ora non si avvertono più e appare difficile calarsi in quella realtà; una realtà che esaltava l'autorità al massimo della sua espressione. Certo, su questi temi si potrà discutere a lungo, ma ora è di altro di cui bisogna occuparsi.
Chi come noi compie una rivisitazione dei modelli pedagogici dell'Alto jonio non può che designare Giovanni Laviola un punto di riferimento culturale da imitare, da portare ad esempio, da spiegare agli altri. Giovanni Laviola ormai è un mito e non si discute.
Allora, come potremmo dare un giudizio all'opera del nostro vecchio Preside? Dalla lettura del suo libro si impara e tanto basta. Se i maestri si imitano e si contestano perché sono inevitabilmente condannati ad essere superati degli allievi, un mito è un mito e niente più.
Ecco perché recensire oggi l'opera di Giovanni Laviola per noi è impresa sacrilega e valutare un mito, poi, rimane sempre un'azione rischiosa e pericolosa.

Le circostanze nelle quali nasce questo libro sono l'affetto, la riconoscenza, l'amore per la terra trebisaccese che ha ospitato l'autore sin da ragazzo. Una persona così sensibile, presente agli eventi della società locale, che ha seguito tutte le fasi della sua crescita non poteva non restare attratta dalla ricerca delle radici storiche e sociali. E così a Trebisacce solo un intellettuale del calibro di Giovanni Laviola avrebbe potuto fare tanto; solo uno storico rigoroso e meticoloso sarebbe stato capace di registrare questo risultato. Un intellettuale come Giovanni Laviola, il quale sa bene che la storia si costruisce su piccoli fatti e impercettibili segmenti di vita di antiche vicende, rigorosamente analizzate, non poteva non approfittare di intraprendere l'impresa editoriale che ha appena concluso.
Con Giovanni Laviola, la città di Trebisacce - che fino ad ora non aveva mai avuto alcuna storia scritta - possiede oggi un primo punto di riferimento storico per le future generazioni. Giovanni Laviola ha dato il suo primo contributo "perché altri possano servirsene e colmare con eventuali nuovi studi le nostre immancabili lacune".
Questo è Giovanni Laviola; modesto di indole e rigoroso nella ricerca; fine studioso di cose trebisaccesi che mette a frutto una carriera lunga di studi, di impegno, di viaggi, di incontri per realizzare un'impresa storica che si basa sulla esclusiva lettura di documenti e di fonti autorevoli. Un autore che rispetto alla letteratura pre esistente in Alto Jonio non scambia, non confonde, non commette errori di imperdonabile leggerezza. Uno studioso che rispetto ad altri, qualora ve ne fossero del suo calibro in Alto Jonio, non mostra alcuna gelosia di nascondere i documenti ricevuti perché sa che non è l'esclusiva del documento che fa il buon ricercatore ma è la capacità di adoperarlo adeguatamente, di interpretarlo, di analizzarlo. Queste sono le caratteristiche che discriminano i risultati di più studiosi sugli stessi argomenti.
Giovanni Laviola è uno studioso che affronta le vicende trebisaccesi prescindendo dallo sciovinismo e dal feroce e tribale campanilismo, che è ben radicato in alcuni luoghi dell'Alto Jonio, attraverso il quale ogni erudito pone al centro dell'universo il proprio villaggio, per significare che non ha eguali. Un esempio può essere espresso sulla vicina Amendolara. Per la gente del posto - esageratamente sciovinista - in questo luogo sarebbero nati i personaggi più importanti e illustri; vi sarebbero custodite opere pregevoli e uniche al mondo. Per gli amendolaresi, la propria contrada sarebbe al centro del nostro cosmo.
La rigorosità di Laviola - che sciovinista non è - si rispecchia proprio nel suo libro, un libro equilibrato, pur se a volte si legge un pizzico di veniale passione in più, tipica di un uomo della
belle époque. <<Trebisacce>> è un libro dalla cui lettura vi è tutto da imparare; a causa dell'autorevolezza del suo autore, non può che essere letto con avidità e pure con un pò di affettuosa invidia.
Tuttavia, questa breve recensione non sarebbe sincera se non annotassino che buona parte dei successi culturali del Preside Laviola fanno concreto riferimento alla sua gentilissima consorte. La signora Laviola è donna amabile, gioviale, allegra e piena di vitalità: di grande sensibilità culturale e sprone immancabile del suo illustre coniuge.
Con questo insieme, oggi i trebisaccesi possono vantare un vero monumento culturale alla propria città.


www.amendolara.eu
Giugno 2012



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