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Osservatorio. (1977)

Centro Studi per Amendolara



1977
Osservatorio.
A cura di Rocco Turi


Durante le passate feste natalizie, nonostante la crisi economica che coinvolge tutta la nostra società, mi è capitato di leggere o sentire per radio e televisione che mai come quest'anno vi è stata una così poderosa corsa all'acquisto degli oggetti più voluttuari.
Pellicciai, orafi, fiorai, imprenditori turistici hanno realizzato grossi guadagni. La vendita dei giocattoli si è quasi raddoppiata.
Ecco, le feste noi le concepiamo così: una corsa sfrenata all'acquisto delle cose, il più delle volte, inutili. Per noi questo è il modo più comodo e piacevole per pensare alla festa. E' così radicata in noi un certo tipo di mentalità, che non riusciamo a vedere la felicità al di sopra di quelle cose che ci sembrano indispensabili, ma che potrebbero anche essere sostituite. E' un desiderio egoistico quello di voler possedere tutto quanto ci soddisfa, ci rende gongolanti di gioia, quando sappiamo che ancor oggi c'è chi non ha il necessario e lotta per la sopravvivenza.
Razionalmente dico che non è giusto desiderare tanto, anche se a livello emozionale non posso fare a meno di concepire simili ed altri desideri. Ho l'impressione che un gran numero di persone dia molta importanza - forse eccessiva - al benessere economico, mentre pur nella consapevolezza di una certa agiatezza, bisognerebbe considerare importanti nella vita altri valori: la solidarietà umana, la giustizia sociale.
La solidarietà non la intendo certo secondo l'accezione corrente dell'offerta domenicale o dell'elemosina del povero incontrato; questo mi sembra una piccola cosa fatta per mettere a tacere la propria coscienza e per darsi arie di benefattore. Solidarietà significa per me partecipazione con tutto il proprio essere alla vicenda degli altri, quegli altri che la maggior parte della gente rifiuta: i diseredati, gli emarginati, coloro che soffrono. Partecipazione completa dico, quindi anche contributo materiale. La realizzazione della giustizia è l'altra mia idea fissa.
Non mi stancherò mai di ripetere a me stesso e a tutti i cristiani che non c'è vero amore se prima non si è adempiuta la giustizia. Non credo che vivrò così a lungo da vedere realizzata nel mondo la giustizia, ma sono piuttosto ottimista e penso che essa più in là farà la sua parte certamente più di quanto lo faccia oggi. Il mio istinto naturale mi porta ad essere dalla parte di coloro che "hanno sete di giustizia".
Gli ultimi trent'anni di storia vissuti dall'Italia sono stati bellissimi: gli ideali democratici sono stati conquistati e la possibilità di realizzazione di ognuno è stata raggiunta. Belli senz'altro questi anni vissuti soprattutto se messi a confronto dei precedenti trenta in cui la gente, quella povera in particolare, è stata spremuta nella sua povertà. Sono stati comunque questi ultimi trenta anni a dare ad alcuni la possibilità di arricchirsi smisuratamente e ad altri, a molti altri l'amara necessità di emigrare.
E la sofferenza è infinita quando ci si accorge che le nostre più grandi aspirazioni - le realizzazione della solidarietà e della giustizia - non sono cosa fatta. Le nostre prese di posizione di cristiani dovrebbero riguardare sempre il trionfo di questi ideali.
Bibliografia di riferimento: Rivista Azione Sociale; stampa dell'epoca.

Rileggere questo pezzo dopo 36 anni fa un certo effetto…. (Rocco Turi 2013).

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agosto 2013



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