AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

PARLIAMO ANCORA DI AMENDOLARA/1 (1993)

Centro Studi per Amendolara



PARLIAMO ANCORA DI AMENDOLARA/1 (1993)


IL TIRACCIO
anno XIX, n.9, novembre 1993, p.8.

Parliamo ancora di Amendolara
Lettera dell'ex sindaco Franco Melfi



Che faccia piacere sentir parlare del proprio paese è indubbio.
Che se ne parli tanto e tanto male, checché ne abbia potuto pensare Russel, non può far piacere a nessuno e, anche questo è fuor di dubbio.
Per Amendolara in questi ultimi mesi fiumi di inchiostro.
Titoloni su giornali e manifesti, grandi o piccoli che siano, ma che evidenziano sempre lo stesso concetto: vergogna insinuate e dichiarate per chi ha amministrato, incenso e tappeti rossi a chi ha dato il cambio.
E si può anche capire che per molti è importante essere "incensati" per andare avanti, soprattutto quando si deve amministrare la cosa pubblica e con i tempi che corrono. Ma è anche facilmente condivisibile lo stupore e l'amarezza di chi non riesce a capire l'altra faccia della medaglia.
Non ci si spiega facilmente perché l'on. Mundo, da oltre dieci anni deputato al Parlamento Italiano, per la prima volta fuori campagna elettorale, chiama a raccolta tutto l'Alto Jonio per annunciare che "ad Amendolara non ci sono neanche gli occhi per piangere, dimenticando che, se questo fosse vero, grande parte di colpa va a lui e al suo partito che con una mano ha rubato a tutti e su tutto e con l'altra ha firmato leggi e decreti che hanno trasformato i Sindaci in semplici esattori di tasse nell'intento di salvare l'economia italiana.
L'on. Mundo fa comizi demagogici dimenticando con troppo semplicità che se oggi Amendolara ha qualcosa in meno lo deve soprattutto ai suoi muscoli messi in campo, non a Montecitorio, ma solo quando doveva fermare il decreto già firmato della Cassa Rurale di Amendolara, quando la Comunità Montana (una volta esisteva anche la Comunità Montana in questo nostro Alto Jonio) aveva dato adesione alla richiesta amendolarese relativa alla istituzione del CUD (Centro Universitario a Distanza) e quando questo Paese, prima di Trebisacce, portava avanti il Centro Fieristico a carattere regionale o la politica di Piano Regolatore Generale.
Non è veramente facile perché scendano centinaia di intelligenze da Roma, a spese ancora non si sa di chi, chiuse in un salvadanaio tutto d'oro e, sotto la bandiera della più vecchia Democrazia Cristiana, si fermano a Roseto per premiare chi era riuscito … a vincere le elezioni amministrative ad Amendolara. Suvvia signori, parliamo di un piccolo comune di poco più di tremila anime dove non è accaduto altro che un semplice avvicendamento democratico. Stupiscono e non lasciano intravedere spiegazioni comprensibili le "dimenticanze" di Salvatore Farina quando asserisce che in dieci anni mai nessuno si è ricordato degli emigrati amendolaresi, né si comprendono i "ricordi" della Dott.ssa Luppino che, non avendo nulla da dire dei "Bei tempi andati", ha ricordato nella palestra delle Scuole Elementari, i sacrifici fatti dall'arch. Acciardi nel progettare "gratuitamente" il nostro Museo Archeologico (chissà se il Sindaco Acciardi è arrossita nel sentire questa grande bugia). Chi riuscirà mai, a spiegare l'accanimento con il quale si continua a processare quello che è stato!
Ci prova il sociologo Rocco Turi, ma anche nella sua prima parte di inchiesta su Amendolara traspare inequivocabilmente il concetto iniziale: per chi oggi amministra, chi si è sforzato di farlo negli anni passati, dovrebbe solo vergognarsi.
E, chiaramente, quello da condannare all'ergastolo (meno male che in Italia non esiste la pena di morte) è chi scrive, l'ultimo sindaco, primo affossatore del Paese per dieci anni.
Ed è proprio questa la parola d'ordine che si fa circolare e si scrive sui muri di Amendolara.
Che grande grettezza mentale!
E' mai possibile che non ci si convince che la storia non è cangiabile a seconda degli umori.
E questo vale anche per un piccolo Comune come il nostro!
Ci si deve convincere che, piaccia o non piaccia, nessuno può più togliermi quello che ho dato!
Nessuno può togliermi il merito di aver contribuito a realizzare l'unica piazza, l'unico museo archeologico, l'unico mattatoio, l'unico municipio, l'unica sala convegni che questo Paese abbia mai visto.
E sono ancora opere prime amendolaresi le aree verdi in ogni rione, le ville comunali in Marina e in Paese, gli impianti sportivi in Marina, in Paese e, quello principale, tra le due realtà abitative. E poi dicasi della viabilità interna, quella esterna, della rete idrica, fognante e di pubblica illuminazione in ogni zona abitata e dimenticata da altri. Errori certamente, ma nessuno può toglierci il merito di aver dato al Paese scuole (dall'asilo nido al liceo) e servizi scolastici che non hanno niente da invidiare a realtà sociali ed economiche molto pià avanzate.
Come nessuno può più toglierci il merito di aver eliminato tutte le scuole pluriclassi rurali (Rocco Turi scriva che a tutto il 1983, nel nostro paese, queste scuole esistevano ancora tutte, Tarianni, Tammone, Pietra del Castello, Straface e Pietrastoppa). Oggi tutte sono state chiuse e non per ordinanza sindacale, ma per aver costruito decine e decine di chilometri di viabilità interpoderale che ha permesso agli scuolabus di raggiungere tutte le contrade amendolaresi.
Chi può più toglierci il merito di aver pensato in questi anni, nei limiti delle possibilità economiche, agli inabili soli (servizio sociale domiciliare), agli anziani (ufficio tikets comunale, circoli, gite e incontri sociali), ai giovani (circolo polivalente giovani, biblioteca comunale, palestre comunali attrezzate per lo sport, gli incontri e i convegni).
Di aver pensato, con incontri e convegni, alle intelligenze illustri che Amendolara ha avuto: Giulio Pomponio Leto, i F.lli Sisci, Mons. Francesco Converti, Antonio Sassone. Esiste agli atti del Comune la corrispondenza con l'editore Di Mauro per la ristampa e presentazione dell'ultima opera del Prof. Pasquale Lamanna "Lirica Religiosa Italiana dalle origini ai giorni nostri".
Di non esserci mai tirati indietro verso chi ha scritto di Amendolara, Vincenzo Laviola, Rocco Silvestri, Giuseppe Roma, Rocco Renne, Salvatore Farina, Martino Licursi.
Non abbiamo mai dimenticato di contribuire, anche economicamente se necessario, alle feste tradizionali e civili e alla religiosità del Paese.
Abbiamo profuso grande impegno amministrativo ed economico per la Cappella dell'Annunziata, di Sant'Antonio Abate, di Santa Lucia, Santa Maria, Sant'Antonio, San Giovanni, San Rocco, per la Chiesa del Cimitero e della Marina, dopo aver progettato e ottenuto parere favorevole per miliardi dalla Regione e Svrintendenza, il recupero della Chiesa Madre e di San Domenico. Sotto a chi tocca per trasformare questi pareri positivi in denaro contabile!
Acciardi, Zorro, Marino e anche Turi ed altri devono convincersi che nessuno può più toglierci il "bravo" che, con grande soddisfazione S.E. Mons. Mugione rivolgeva in pubblico al Sindaco e a tutti gli amministratori passati nella sua ultima visita pastorale dell'Aprile del '93.
E soprattutto devono convincersi che nessuno può più toglierci l'affetto che in dieci anni la gente ci ha dato in ogni atto, anche quando il Municipio sembrava la loro controparte.
Non abbiamo mai avuto bisogno di vestirci di autorità; la amicizia e l'affetto che ci ha legato da sempre ad ogni amendolarese, è stata la nostra autorevolezza amministrativa.
Nessuno può più toglierci la soddisfazione che ci ha dato la istituzione dell'Ufficio Comunale per l'Emigrazione che, ancora oggi distribuisce milioni e sollievo delle condizioni degli emigrati ritornati ad Amendolara.
Nessuno, neanche Salvatore Farina, lavoratore apprezzato e stimato da tutti ma che oggi non ricorda più niente, può cancellare le tante giornate italo-tedesche effettuate in questi dieci anni, le lacrime e i sorrisi di cui è stato sommerso il Sindaco di ieri nelle sue visite, effettuate a proprie spese, a Cerano, a Trecate, a Buenos Aires nello abbracciare concittadini e amici di infanzia là emigrati condividendone successi, amarezze e nostalgie.
Altro che cavar sangue dalle rape!
Non si può cancellare nè inventare, convinciamocene tutti, stima data e avuta addebitando calunnie e insinuando clientele a chi ha imposto certe regole ad Amendolara.
Tutti i commercianti del Paese sono stati coinvolti, e in egual misura, nelle forniture delle mense scolastiche comunali (si chieda all'impiegato comunale che non ha votato certamente Melfi) e tutti gli artigiani di Amendolara hanno lavorato per il Comune del loro Paese, e tutte le imprese locali sono state sempre invitate a tutti i lavori di competenza comunale.
Tutti i giovani e le giovani, che ne hanno fatto richiesta, hanno prestato e in egual misura, i loro servizi temporaneamente e migliaia di giornate lavorative sono state distribuite fra tutti quelli che volevano dimostrare che la condizione di disoccupati non era da addebitare a loro che invece erano ben disponibili e ritirarsi la sera a casa con la schiena spezzata da troppo lavoro.
Tutti i tecnici liberi professionisti del Paese sono stati coinvolti nelle progettazioni comunali, né mai una concessione edilizia è stata accelerata o ritardata a seconda del colore politico del tecnico progettista.
Il sociologo Turi ha preannunciato una continuazione alla sua indagine amendolarese. Sono convinto che quanto scritto costituirà elemento di riflessione per lui che non vuole scrivere solo quello che sente sul marciapiede del vicino.
Scriva della bontà o meno del recupero della Torre Spaccata, del vecchio e del nuovo lungomare, delle scogliere che, con il secondo lotto, ridaranno la spiaggia di una volta anche là dove si era distrutta. E c'è anche una darsena progettata agli atti del Comune per la quale si era avviata corrispondenza con i proprietari del terreno ed un consorzio di banche.
E Turi prenda in considerazione anche la programmazione territoriale ed urbanistica svolta in questi anni.
Troverà certamente da correggere, ma anche da portare avanti piani che Amendolara non ha mai avuto.
L'unico strumento che ha regolamentato l'urbanistica di Amendolara è stato il programma di Fabbricazione iniziato nel 1971 e che ha visto la luce nel 1984. Negli anni successivi si sono avuti la Variante al P.d.F. (Mundo insegna), il Piano Regolatore Generale, il Piano di Edilizia Economica e Popolare, il Piano di Recupero del Centro Storico, il Piano di Adegamento Commerciale e il Piano Regolatore Cimiteriale che faceva tanto sorridere sempre l'onorevole.
Le improvvisazioni e i francobolli urbanistici li abbiamo eliminati e non inventati.
Le carte parlano chiaro, basta aprirle!
E apriamole una buona volta anche queste "carte contabili".
Facciamole esaminare a tutte le intelligenze riconosciute dallo stesso Turi, facciamole esaminare a tutti quelli che vogliono sapere, per contribuire a correggere e rilanciare Amendolara. Si tratta di numeri, di semplici addizioni e sottrazioni. Non c'è da inventarsi niente.
Facciamo sapere a tutto il Paese quanti soldi del Comune ha speso in dieci anni il Sindaco uscente per degustare pietanze speciali nei ristoranti di Amendolara, di Catanzaro, Reggio Calabria e di Roma capitale.
Rendiamo pubblici i conti delle spese per missioni effettuate da amministratori in dieci anni di viaggi.
Diamo un nome e un cognome ai "clienti" evitando però la politica dell'insinuazione e del sospetto.
Solo così si può motivare il giovane che vuole e deve farsi avanti!
Il piano di risanamento, attuato per una legge dello Stato e non per invenzione della passata amministrazione, rappresenta ad avviso di chi scrive, il più grande atto di coraggio e di capacità amministrativa.
Si è trattato di assestare definitivamente la Pianta organica del Comune nel rispetto della legge e, dopo aver immesso in ruolo tutti i non più giovani della legge 285, si hanno ancora due posti da coprire (quanti altri Comuni hanno fatto la stessa cosa?).

Si è trattato di chiudere con le opere pubbliche indebitandosi con la Cassa DD.PP..
Si è trattato di stabilire delle priorità e di sciegliere i servizi da dare ad una comunità, senza falsare più i bilanci e secondo le proprie disponibilità economiche.
Si è chiuso definitivamente il capitolo dei debiti nascosti e che non si sapevano, e, questo Paese ne aveva dal 1971.
Si aprano queste carte e si diano informazione veritiera fuori e dentro Amendolara.
Non siamo andati avanti stringendo i denti, ricevendo bestemmie da gente che aveva bisogno e che non riusciva a capire, anche perché quotidianamente fomentata da chi aveva disegnato un suo progetto.
E se in questi anni le opere pubbliche si sono fatte senza un solo mutuo con la Cassa DD.PP., se i servizi essenziali sono stati erogati in modo quantomeno dignitosi, se non si sono accumulati altri debiti, anzi si sono coperte spese ancora da affettuare e che non avremmo mai potuto pagare senza questo piano, vuol dire che questa operazione è degna di grande attenzione, è un'operazione che va verso non una utopia, che non può trovare posto nell'attività amministrativa di un piccolo Comune, ma va verso una amministrazione che ha agito con un pizzico di fantasia, va cioè verso una visione nuova delle cose, più al passo con i tempi che viviamo, certamente scarsi di risorse economiche.
Continuino l'inchiesta di Rocco Turi e i nuovi amministratori amendolaresi. Troveranno certamente errori e cose che potevano essere fatte meglio, ma escludo che troveranno clienti e famiglie che "hanno perso la manna".
I nuovi clienti sono stati i cittadini che avevano bisogno di strade, di luce e di acqua per vivere civilmente ad Amendolara, i nostri clienti sono stati gli alunni che ci chiedevano scuole più decenti e servizi più accettabili, i nostri clienti sono stati i nostri contadini che chiedevano una strada almeno per uscire di casa.

Noi a questi clienti abbiamo dovuto dire anche no in alcuni casi, ma certamente hanno capito ed hanno anche capito che c'era un Comune aperto che ascoltava e che si sforzava di migliorare la situazione sociale della collettività.
Tutto il resto è chiacchiera, tante volte anche fantasiosa.
Honoré Balzac scrisse che "nelle vicende umane c'è sempre una forza superiore che né la discussione, né le chiacchiere dell'uomo, stampate o no, posso ostacolare".
Questa non può essere una forza animata da tornaconti economici o elettorali. Questa è la stessa forza che fa dire agli spagnoli che "onore e denaro non entrano nello stesso sacco".
Chi scrive ha sempre saputo che si trattava solo di prestare la propria intelligenza, piccola o grande che sia, alla attività amministrativa del proprio Paese!
Il prestito, comunque vada, il 22 ottobre è finito.
Oggi tocca ad altri. E' tutto nella logica delle cose!
E allora avanti gli altri.
La si smetta però di additarci come quelli che non accettano il responso elettorale. Anche il ricorso alla giustizia amministrativa, rientra nella logica delle cose.
Quella notte non è stato possibile esaminare, alla presenza anche dell'attuale assessore Rago, le schede contestate.
Il segretario comunale è stato scortato dai carabinieri fino alla propria macchina! L'impiegato comunale addetto alla trasmissione dei dati in Prefettura, e che non ha mai votato Melfi, ha dato in pubblico un altro risultato finale e poi troppi finti ciechi si sono fatti sostituire nell'esprimere il proprio voto.
Ma anche questo può appartenere solo al passato, si vada avanti.
La smettano però i nuovi amministratori di dare sempre la stessa risposta ad ogni problema "non ci sono soldi"!
Blocchetti di assegni non ne trovano neanche nel più ricco Comune d'Italia.
La smettano di trastullarsi in una nuova edizione del gioco del "cucuzzaro". I debiti del Comune non sono due ma tre miliardi, non sono tre ma quattro e perché quattro se sono cinque fa eco il più pronto e il gioco si chiude, senza possibilità di replica, a sei sulla parola del Sindaco.
La smettano perché non ci crede più nessuno, la smettano perché, mentre si aspetta che le carte del gioco vengano scoperte, il pegno lo sta pagando solo il Paese!
Mai una estate è stata tanto avara ad Amendolara, mai tanta gente ha lasciato il Paese in soli cinque mesi.
Mai tanta fame di denaro! Una semplice autorizzazione edilizia o cerificazione urbanistica è passata da zero a 50.000 lire. Una concessione edilizia da 5.000 costa oggi ad Amendolara anche 800.000 lire.
Il tiket mensa è raddoppiato (da 1.000 a 2.000 lire a pasto) e quello del trasporto alunni è triplicato (da 5.000 a 15.000 lire). Ma non erano proprio loro i candidati che a giugno, in campagna elettorale gridavano che era umiliante per un amendolarese andare a lavorare a Roseto o a Trebisacce? Non erano loro che propagandavano che le tasse e i tributi ad Amendolara erano troppo alti?
Ma! Sono questi i miracoli della politica…
Il circolo anziani della Marina è stato spostato in un ghetto e il circolo giovani del Paese sta per essere chiuso.
Accertato che queste operazioni non portano alcun beneficio all'economia comunale, perché servizi a totale carico della regione, si deve solo pensare a dispettucci di paese verso chi non ha votato bene.
Come dispetto di vecchio costume è la nuova organizzazione comunale: servizi socialmente importanti sono stati toldi ad impegati ormai esperti solo perché "è meglio che questi non abbiano rapporti con la cittadinanza"; capi ufficio che, dopo decenni di onesto lavoro, sono diventati esecutori e applicati che in pochi giorni sono diventati responsabili di interi settori!
Chi si è proposto come il nuovo, lasci stare questo vecchiume. Si lasci stare questo vecchiume, bandiera dei vari Craxi o dei vari Mundo. Non ha più senso e abbiamo toccato con mano i risultati a cui porta.
E si lasci stare soprattutto Mario Marino, si lasci da parte questo "razzistello" di primo pelo.
Se è vero come è vero che Freud ha speso una vita per insegnarci che ognuno vede negli altri la proiezione dei propri sentimenti, Marino ha già intravisto la Amendolara che vuole, l'ha già disegnata e la propaganda anche all'estero: un paese diviso in bianchi e neri (chissà lui da quale color si sente più attratto).
Lui che alla sua giovane età si è già riciclato, pensa solo alla Provincia! Già conta quanti voti potrebbe prendere fra due anni alle elezioni provinciali, ma al posto di chi?
Del compianto Peppino Basile o dell'ancora giovane Rocco Franco? Sarebbe interessante saperlo.
E poi in quale provincia? La battuta è facile. In qualche provincia del Sud Africa e non perché africana, ma solo perché lì non lo hanno mai visto né sentito!
Amendolara ha bisogno di ben altro che di sentenze impregnate di odio e di sapore ortofrutticolo!!
Amendolara ha tutto quanto necessario per migliorarsi quotidianamente. Ha una classe lavoratrice che può ancora esprimere il meglio di se stessa grazie anche ai nuovi strumenti che oggi e solo oggi si possono avere a disposizione. Una classe giovanile che avanza e che tanto può dare la Paese, che corregga senza distruggere perché non siamo assolutamente in questo caso, Amendolara non lo è mai stata, anche se in questo Paese non sono mai mancati Mario Marino di turno.

Franco Melfi

www.amendolara.eu

maggio 2015

Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu