AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

Per la storia dell'Alto Jonio calabrese

Centro Studi per Amendolara



La Procellaria, anno XXVII, n. 2, aprile-giugno 1979, p. 88.
Per la storia dell'Alto jonio calabrese.
Di Rocco Turi


Nell'opuscolo di Vincenzo Laviola "Necropoli e città preelleniche elleniche e romane di Amendolara" - Ed. "la voce bruzia" Cosenza 1971, l'autore riporta la citazione del Lenormant che ne "La grande Grece" - Paris, A. Levy 1881 pone nella Marina di Amendolara e precisamente sul sito dell'attuale masseria Lista la Statio ad Vicesimum, attorno a cui erano numerose costruzioni a giudicare dal gran numero di reperti emersi dalla necropoli. A pag. 47, infatti, l'autore scrive: "Già il Lenormant ubicava ad Amendolara la Statio ad Vicesimum della via consolare romana".
In realtà la prima citazione, che mi è stato possibile scoprire, si trova in un volume edito a Napoli il 1830 da Giuseppe del Re col titolo "Descrizione dei reali domini al di qua del faro nel Regno delle due Sicilie" in cui a pag. 319 nel paragrafo "Topografia della regione Sibaritica o Taurina" si dice che la Statio ad Vicesimum è da porre nell'attuale sito della Marina di Amendolara. A conferma di ciò, come giustamente cita il dott. Laviola, anche il Lenormant scrive: "Amendolara sostituì la stazione ad Vicesimum dell'Itinerario d'Antonino, situato a 24 miglia da Eraclea e a 20 da Thurii": tale è la distanza di Amendolara da Eraclea e Thurii (La grande Grecia - Francesco Lenormant - versione dal francese vol. I, Ed. Frama Sud 1976, Chiaravalle C. - CZ).
Inoltre,al contrario di quanto ritiene il dott. Laviola (tramissione radiofonica "Paese che vai" - Corriere della Calabria, 20-4-1977) il quale identifica la città greca Lagaria con la città scoperta in località S. Nicola in territorio di Amendolara; Luigi Grisolia in "Calabria da scoprire", Edisud - Roma 1974 il quale riferisce che la città di Lagaria, nominata da Plinio e Strabone e secondo la leggenda fondata da Epeo, costruttore del cavallo di Troia, dovrebbe porsi nel territorio di Francavilla Marittima, il Lenormant il quale identifica la città di Lagaria presso la foce del fiume Kylistaros (il Lenormant riconosce nel fiume Kylistaros o Cilistaro l'attuale torrente Saraceno) e cioè nell'attuale Trebisacce, secondo il suddetto Del Re invece, nell'indicare che il fiume Cilistaro si identifica nell'attuale torrente Raganello, nei pressi di Sibari, con l'ausilio di una chiara carta geografica la città di Lagaria è posta in località compresa fra gli attuali comuni di Canna e Nocara e rientra nel territorio compreso fra Turio e Eraclea come tramanda Strabone il quale al tempo in cui scriveva riferiva di Lagaria come una località produttrice di un vino "eccellente e leggero, ed i medici romani ne prescrivevano l'uso agli infermi" (Lenormant), vino ancora oggi prodotto in queste due località.
Lo stesso Del Re sempre alla pag. 319 del già citato volume e sulla cartina allegata identifica in Acalander il torrente Calandro situato a nord dell'attuale Roseto Capo Spulico e l'antica città di Leutarnia nelle vicinanze di Albidona, comune a pochi chilometri da Amendolara (vedi anche "Croniche et antichità di Calabria", Girolamo Marafioti - Libro IV, cap. XXV, pag. 281 - Pavia 1601).
L'ubicazione di Lagaria e Leutarnia è confermata inoltre dall' "Atlante Corografico del Regno delle due Sicilie", Gabriele De Santis - Napoli 1856. Sia il Del Re che il De Santis identificano inoltre tra le località di Siris opp. e Rocca Imperiale il Templum Minervae Poliadis.
Una precisazione è da farsi al volume del dott. Laviola in merito alla sua opinione per cui Amendolara "si affaccia nel Medio Evo sin dal 1250, ai tempi di Carlo I° d'Angiò, col nome del suo Signore, che è quello di Tommaso Barone".
In verità Carlo I° d'Angiò fu chiamato in Italia dal Papa Clemente IV (1265-1268) il quale voleva liberarsi di Manfredi. Per questo il pontefice investì Carlo I° della corona del Regno di Sicilia il 28 giugno 1265, ma solo formalmente il Re entrava in possesso del suo regno, perché questo era ancora in mano a Manfredi il quale veniva sconfitto e ucciso a Benevento il 26 febbraio 1266. Il 23 agosto 1268 era sconfitto anche Corradino nella battaglia di Tagliacozzo, il quale fuggì rifugiandosi nel castello di Astura, feudo dei Frangipane dai quali fu tradito e poi decapitato il 29 ottobre 1268 sulla Piazza del Mercato di Napoli. Tutto ciò garantì l'effettivo possesso del Regno di Sicilia a Carlo d'Angiò, fratello del Re di Francia Luigi IX. Questo dimostra che nel 1250 il d'Angiò non era ancora sceso in Italia.
Per quanto riguarda il Signore di Amendolara, dai "Registri della cancelleria angioina", Napoli, editi da Riccardo Filangieri nel 1953, nel I° volume il doc. n. 359 dice che Signore del castello di Amendolara (ed Oriolo) era Giozzolino della Marra il quale ottiene dal Re che Corrado de Amicis (che aveva occupato i castelli di Amendolara ed Oriolo, per cui Carlo I° d'Angiò aveva ordinato con decreto del 30 gennaio 1269 al giustiziere di Val di Crati di riprendere i detti castelli, occupati da Corrado de Amicis e di citare costui davanti alla Magna Curia per risarcimento danni - doc. n. 276 del I° volume) "gli presti omaggio per feudo" che Giozzolino possedeva nel casale di Amendolara.
Il doc. n. 815 del vol. IV ci fa sapere che il Re concesse a "Iozzolino" della Marra il casale di Amendolara in Valle di Crati e la "terra Jordana", che si trova in territorio del castello di Oriolo, che gli era stato concesso insieme al casale di Roccetta (nno 1269). Il doc. n. 6 del vol. XIII ci fa sapere che a Giozzolino, signore di Amendolara, succede Bertoldo della Marra, suo figlio, sposato con Giovanna, figlia di Tommaso Barone. Possesso confermato dallo stesso Bertoldo, donatogli da Giozzolino della Marra, maestro razionale della Magna Cartra, suo padre (doc. n. 83, vol. XI. Datum Neritono, XV Febrari II ind.).
Ecco cosa ci dicono inoltre gli altri importantissimi documenti desunti dai "Registri angioini" i cui originali sono andati distrutti durante la seconda guerra mondiale:
Vol. 6° (1270-1271) doc. n.473. A favore di Iozzolino del Marra, maestro contabile della Grande Curia, padrone del castello di Oriolo, un incarico di assicurazione da parte di Corrado de Amicis in compenso di un feudo che possedeva nel casale di Amendolara. Dato a Palermo il 12 dicembre XIV ind. Reg. 6 f. 187 (1270).
Doc. N. 961. Una provvisione a favore di Iozzolino del Marra, maestro contabile della Regia Curia, a favore dei parenti e familiari riguardo una quantità di vino prodotta dal suo casale di Amendolara. Reg. 13 f. 35.
Vol. 13° (1275-1277) doc. n. 274. Carlo, principe di Salerno, per ordine del Re, ordinò al giustiziere di Calabria, che né i baroni né i feudatari della sua giurisdizione che possiedono feudi lungo il litorale permettano di tenere vascelli negli stessi luoghi e di fare che i medesimi vascelli siano gravati di pesanti tasse. E insieme con i predetti il giustiziere trascrive i predetti nomi dei baroni e dei feudatari della Curia dello stesso vicario a cui invia in merito lettere di risposta. I predetti nomi dei baroni sono i seguenti: Guglielmo di Amendolia, padrone di Amendolia. Reg. 2 f. 28, 170 testo 171… ecc. (non sono indicati altri nomi).


L'articolo è illustrato con un disegno originale di Rocco Turi che riproduce l'Arco di San Marco di Amendolara.

La Procellaria, rassegna di varia coltura, è la rivista trimestrale fondata e diretta da Francesco Fiumara, Reggio Calabria.


www.amendolara.eu
luglio 2012



Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu