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Piantare un albero per ogni neonato

Centro Studi per Amendolara



CALABRIA, anno XX, n. 80, marzo 1992, p.22.

Piantare un albero per ogni neonato.
Di Rocco Turi


Su "Calabria" del marzo 1990 ci occupammo di ambiente e siccità, un tema che dagli anni settanta è considerato allarme ormai planetario. In particolare, l'emergenza forestale costituisce un male oscuro a causa degli attacchi indiscriminati provenienti dai clorofluorocarburi, dalle piogge acide e dagli incendi: da ciò ne verrebbe il cambiamento climatico, l'effetto serra e altre situazioni ancora non prevedibili. E così ogni anno - come dice la pubblicità - un territorio verde pari all'Austria e, per altri, pari alla Francia "va in fumo".
Ma per cercare i comportamenti collettivi criminali verso gli alberi non è poi necessario andare molto lontano. Sulla stessa rivista, infatti, ci occupammo di una festa, quella di San Vincenzo - che ogni anno si effettua ad Amendolara - simpaticamente riassunta con il titolo "Dove anche i Santi patiscono la sete". Ebbene, in occasione di quella festa - ormai da secoli - si procede al taglio incontrollato di numerosi pini mediterranei per il gusto, non più civile, di bruciarli con profondo divertimento e ilarità al cospetto di tutta la popolazione paesana.
Anche il taglio di cento o di dieci alberi, contribuisce violentemente ad incrementare l'allarme ambientale dovuto al lento disboscamento planetario: da cui danni gravissimi come il dilavamento e l'impoverimento dell'humus. Allora è necessario che pure in Amendolara muti la cultura dello scempio, dell'insolenza e dell'irriverenza.
In questa località appare viva la presenza latente di una radicata cultura medievale la quale, pur di riproporre consuetudini e tradizioni arcaiche, rifiuta di omologarsi ad una organizzazione sociale che, al contrario, ha l'obbligo di non turbare più il ciclo riproduttivo naturale e di rinsavire; anzi, ha l'obbligo di divulgare l'amore per l'ambiente, vivere in pace con essa e di formare una coscienza civile a favore della protezione e dello sviluppo dei boschi e della loro importante presenza sul territorio. Così, nel piccolo comune dell'alto jonio calabrese passano inosservati gli appelli e gli allarmi proposti dai mass media: "Per salvare la terra bisogna smettere di dissipare gli alberi"; "Le foreste, patrimonio del futuro"; "Risparmio energetico, salviamo gli alberi".
Anche in altre aree meridionali sono vivi i festeggiamenti con fuochi e falò, ma dovunque ormai è stato possibile affrancarsi da tradizioni barbare, scorrette e incivili. Dovunque oggi vengono bruciati solo fascine, rami secchi, tralci e sarmenti ed è vietato rigorosamente il sacrificio di un albero.
Tuttavia, nonostante le leggi vigenti e gli appelli, l'atteggiamento selvaggio che porta annualmente alla distruzione di numerosi pini mediterranei ad Amendolara vige ancora colpevolmente protetto. Addirittura la denuncia verbale, fatta presso la direzione provinciale delle guardie forestali di Cosenza, non ha sortito alcun effetto concreto. Al contrario, le autorità forestali dovrebbero essere le uniche abilitate a controllare e a concedere autorizzazioni in materia di tagli arborei.
Eppure, in Amendolara vi abitano cittadini e vi è un gruppo dirigente - anche istituzionalmente impegnati - che si dichiarano difensori del patrimonio ambientale e dell'equilibrio ecologico. Ma questo impegno appare direttamente proporzionale al consenso che se ne può trarre.
Le leggi non dovrebbero servire a colpire il favoreggiamento o l'interesse privato o le omissioni in atti di ufficio?
A proposito, recentemente alcuni giovani calabresi sorpresi a rubare alberi in un terreno demaniale sono stati denunciati per furto aggravato e danneggiamento. Davvero i furti e i danneggiamenti arborei nel territorio di Amendolara devono continuare senza che nessuno intervenga con durezza?
Offro alla visione del pubblico calabrese alcune foto che mostrano i frutti dello scempio che ogni anno viene perpetrato nella antica Amendolara e che, in barba alle leggi, viene consentito. Si avvicina il 22 aprile, giornata mondiale della terra ma anche il momento in cui viene consumato il rito che porta all'incendio dei bellissimi pini mediterranei amendolaresi: si intimi - per favore, questa volta e per sempre - un civile alt allo scempio! La festa paesana sarebbe ugualmente possibile utilizzando rami e fascine per tutti i falò necessari.
Al contrario, perché non anticipare l'attuazione del decreto di legge, recentemente approvato, che obbliga i comuni a piantare un albero per ogni neonato? Considerato il tasso di natalità sarebbe ben poco, ma anche una goccia d'acqua può servire a spegnere un incendio e a contribuire all'educazione ambientale delle giovani generazioni. Infatti, lo scopo della legge è di "unire simbolicamente l'amore per la natura con la speranza di creare un futuro vivibile per i nostri figli". La messa a dimora di un albero, in sostituzione di quelli recisi ad Amendolara in questi ultimi secoli, sarebbe un modo per riparare i danni che i nostri antenati hanno inconsapevolmente commesso.

A corredo dell'articolo sono state pubblicate due fotografie scattate da Rocco Turi con la didascalia <<Uno scempio che non deve essere più consentito>> (cfr. Archivio CSA).


www.amendolara.eu
aprile 2012


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