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Ricordo di Rocco Rago

Centro Studi per Amendolara



Inedito del 2003.
Ricordo di Rocco Rago.
Di Rocco Turi


Dagli anni sessanta agli anni novanta, anche in compagnia di mia madre e di mia nonna, ho cercato di documentare la storia sociale del secolo precedente, relativo ad Amendolara, attraverso molte testimonianze di protagonisti. Essi hanno fissato le loro voci e i loro ricordi nel mio registratore o nel mio blocconote, offrendomi anche utili documenti.
Nei confronti di Rocco Rago bisogna essere riconoscenti per aver compiuto egli stesso un'azione di recupero fondamentale della memoria relativa alla sua epoca.
Insieme a mia madre, un paio di volte incontrai Rocco Rago e la sua adorata Marietta nella loro casa - soprattutto nel periodo della malattia - e sempre assistevo a illuminanti conversazioni a tre sulle tradizioni, usi e costumi amendolaresi. Più che suggerirmi fatti particolari, quegli incontri servirono a immergermi <<au milieu>> al clima delle relazioni sociali nell'anteguerra. Ciò che desideravo, attraverso l'osservazione partecipante, era di immaginare il più possibile l'ambiente sociale reale dell'epoca. La stessa situazione si verificò nelle visite in altre case nelle quali, a volte insieme a mia madre, fu possibile avere un'immagine anche oculare dello scenario sociologico del passato sul mio paese.
Nelle circostanze dei due incontri, più che raccontare fatti ed episodi, Rocco Rago fu da me sollecitato negli aspetti morali relativi alla società della sua epoca; fu sollecitato a descrivere la qualità e genuinità dei rapporti sociali e politici, nonché il significato vero dell'essere amico o amica o parente o compare. Questi concetti li elaborai per arricchirmi nella personale conoscenza sulla società amendolarese e hanno sempre condito i miei scritti e le mie opinioni; le ho lasciate sedimentare, ho valutato le connessioni e ne ho tratto conclusioni professionali.
Con Rocco Rago era una simpatia reciproca antica e fu possibile approfondire concetti apparentemente aleatori, fumosi e poco interessanti per gli altri, diciamo anche filosofici, che per me avevano un loro valore intrinseco e che, fuori da quelle conversazioni, forse sarebbero andate perdute. Così come sono andati perduti i racconti riferiti a un particolare della sua emigrazione in Argentina relativamente a una precisa nota che avevo scritto fra i miei appunti, per la quale avrei voluto dialogare con lui: è un rammarico perché il concetto che Rocco Rago ha portato via con sé non fa parte di quelli espressi nei suoi scritti. (La nota ritrovata nei miei appunti è la seguente: <<Argentina, gelosia, Rocco della posta, chiedere>>).
Durante la sua malattia, Rocco Rago aveva elaborato un'utile strategia per non disperdere i fatti e gli episodi più concreti della vita amendolarese. La sua idea geniale fu di descrivere, con grande modestia, i suoi ricordi in una raccolta che fece pubblicare nel 1995 - nell'anno in cui morì la sua adorata Marietta - e che in una successiva visita del 5 novembre 1996 mi regalò <<con tanto affetto>> come dedica. Sono sicuro che se Rocco Rago non avesse avuto la fretta di pubblicare i suoi ricordi, sarebbe riuscito a "spremere" meglio la propria memoria su Amendolara e sugli amendolaresi.
Rocco si cimentò in altri scritti, dei quali il Centro Studi Per Amendolara ne custodisce tre: <<Scritti 1996-98>>, <<San Vincenzo Ferreri protettore di Amendolara in Argentina - Il Convento dei Domenicani al Comune di Amendolara>> e <<Straface>>, contenenti informazioni varie dedicate al paese, alla sua vita, all'albero genealogico familiare. Anche in questo caso, sono sicuro che Rocco avrebbe potuto scrivere ancora tanto perché egli stesso era la fonte dei suoi scritti.
In premessa del volume I SANTI CHE SI FESTEGGIANO AD AMENDOLARA E QUELLI DI CUI SI PARLA, Rocco Rago spiega chiaramente che il suo non è il libro <<di un poeta e né di uno scrittore>> ma è un libro che salva i suoi ricordi semplici e genuini, non passati attraverso qualsiasi filtro concettuale. Bene ha fatto la figlia a non correggere eccessivamente la forma, come lei stessa ha spiegato in presentazione.
In tal modo Rocco Rago può appartenere alla lista dei "Franchi Narratori" a cui gli studiosi più impegnati si rivolgono per conoscere la realtà sociale ed economica di epoche che la cultura opulenta tenta di rimuovere. Certamente i suoi scritti non sono esaurienti ma gli studiosi delle tradizioni popolari hanno la necessità di confrontarsi con testi franchi e genuini come questo e non possono prescindere nelle loro analisi elaborate.
Tuttavia, il testo che mi interessa particolarmente, anche se meno semplice e meno genuino e adattato con più utili particolari, è quello dedicato alla chiesetta di Straface, per la quale Rago ha dato il suo contributo più originale. Egli fa risalire agli anni trenta la genesi della costruzione della cappella della Madonna delle Grazie a Straface. L'opera fu costruita nel 1949 e nel 1973 fu distrutta da una frana. Nel 1979, nel corso di una malattia, Rocco Rago fu "illuminato" dalla Madonna delle Grazie e dall'idea di occuparsi di ogni iniziativa finalizzata alla ricostruzione della cappella e alla festa.
Attraverso le ben curate note biografiche risulta che al ritorno dalla sua emigrazione in Argentina Rocco utilizzò per la prima volta in Amendolara la saldatura a ossigeno: dimostra il contributo vero che ogni amendolarese emigrato ha dato al suo paese. Infatti, al ritorno dall'Argentina e con l'esperienza acquisita in sud America, oltre ai vari lavori svolti, la vita di Rocco Rago risulta pervasa da una serie di impegni a carattere sociale: il fiduciariato Acli, il patronato INAS, la rappresentanza EPACA per i coltivatori diretti, l'appartenenza alla Democrazia Cristiana e anche la corrispondenza con la Flotta Lauro per l'Alto Jonio.
Un ricordo personale è dedicato alla partita di calcio, per la quale Rocco Rago vi partecipò come dirigente, giocata a Belvedere Marittimo dalla squadra di Amendolara. Fu una trasferta nella quale i calciatori pranzarono in un ristorante di Belvedere mangiando pasta e fagioli, originale dieta prima di giocare una partita!
Dopo aver conseguito la vittoria, la squadra di Amendolara si recò a Galati di Messina per una partita interregionale ma fu sconfitta. Per avere notizia di quel risultato, forse 2-1, fu necessario il telegrafo dei Carabinieri…


www.amendolara.eu
Giugno 2012


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