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Rimuovere dal Museo di Amendolara ascia in pietra levigata (2004)

Centro Studi per Amendolara



Rimuovere dal Museo di Amendolara "ascia in pietra levigata" (2004)

AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 32. (2004)



L' "ascia in pietra levigata" e le "anse di contenitori d'impasto non decorato" andrebbero ugualmente rimossi dal Museo. Questo perché:


b) "Ascia in pietra levigata".


La presunta "ascia in pietra levigata" non è autentica, non (solo) perché il dr. Vincenzo Laviola non ha indicato il luogo in cui fu ritrovata. E già di per sé questo è un motivo importante, considerato che per gli altri reperti fu indicato meticolosamente il luogo del loro ritrovamento. Ma, senza dubbio alcuno, si possono tranquillamente aggiungere altri motivi concreti.

Il benemerito dr. Laviola, mio amato parente e medico della mia famiglia per tutta la sua vita, si sentì legato moltissimo alla sua terra, al punto da credere, appassionatamente, di vivere in un luogo fantastico e amava profondamente i suoi assistiti. Tutti i suoi pazienti erano bene a conoscenza che egli era molto legato al suo luogo di nascita e sapevano che avrebbe gradito con immenso piacere oggetti della tradizione contadina, nonché oggetti naturali dalle strane forme. Per il dr. Laviola tutto questo rappresentava un modo per esaltare ancora di più il suo paese. Molti amendolaresi, legati al dr. Laviola, volentieri gli offrivano gli oggetti ritrovati qui e là ed erano anche propensi, per il suo piacere, a fabbricarli o realizzarli, in pietra o terracotta. Lo facevano solo per il piacere che il gesto avrebbe procurato al dr. Laviola. D'altra parte, i contadini e i ragazzi erano particolarmente ingegnosi nel compiere i lavori manuali.
Da queste gentilezze, ricevute dai suoi pazienti, il dr. Laviola iniziò una raccolta di oggetti e reperti di ogni tipo che fece maturare in lui, nel corso degli anni, la possibilità di allestire un Museo archeologico. Proprio il suo acceso e perdonabile sciovinismo lo indusse a riunire insieme il sacro e il profano. Ma l'interpretazione scorretta dei reperti non ha origine nel dilettantismo dichiarato del dr. Laviola, che pure è necessario esaminare nel caso di conversazioni di carattere scientifico. Piuttosto, il dr. Laviola fu molto ma molto lungimirante. Egli comprese che i pezzi raccolti nei magazzini e non ancora analizzati scientificamente avrebbero, tuttavia, potuto contribuire ad uno sviluppo culturale possibile per il suo paese. Di questo bisogna dargliene atto.
Erano altri tempi ma gli amendolaresi non possono non essergli grati, anche se oggi è necessario compiere azioni culturali e scientifiche più rigorose e coerenti con lo sviluppo e anche per evitare il rischio di dubbi e contestazioni.

L' "ascia in pietra levigata" non è autentica perché è del tutto simile alle forme più varie che molti ragazzi davamo alle pietre e ai cocci in mattone, mentre ci dedicavamo a questa diffusa attività di gioco preferita. Nonostante il boom economico degli anni cinquanta - sessanta, ad Amendolara non circolavano molti giocattoli e tutti noi ragazzi eravamo costretti e pieni di iniziativa nell'inventarli e costruirli. L' "ascia" del tipo presentata nel museo ed i rottami di vaso sono molto diffusi nel territorio amendolarese. I cocci, in particolare, erano diffusi a causa della presenza, nella prima metà del secolo scorso, di numerose fornaci che diedero il loro contributo anche per la costruzione della strada statale 106. D'altra parte, fino ai primi anni settanta tutti i contenitori nelle case erano costruiti in terracotta. Ebbene, le pietre ( o i cocci) di quel colore indefinito si trovavano facilmente nelle vicinanze delle case, nelle campagne in prossimità delle abitazioni dei contadini e lungo i corsi d'acqua già in strane forme. Era sufficiente levigarli un pò per dare ad esse le forme volute. Successivamente venivano immerse per un pò di tempo (ma non sempre) in liquidi corrosivi per imitare il più possibile le forme desiderate della pietra o della terracotta. Si trattava di un procedimento molto simile a quello seguito per le famose teste di Modigliani, che a Viareggio hanno ingannato tanti studiosi ed esperti (Argan). Essendo io stesso un collezionista di pietre naturali dalle strane forme ritrovate lungo la spiaggia o nelle fiumare (ho recentemente allestito una esposizione in Ungheria), tuttora sono in grado di esibire pietre non solo di quel colore, ma anche rottami in mattone, dalle strane e sorprendenti forme naturali. Nella fattispecie, l'"ascia in pietra levigata" veniva ricavata da pietre o cocci già di per sé simili e si trattava di un "lavoro" fra i più semplici, fatto anche da mani poco esperte. Quella particolare forma era fra le più semplici da ricavare, insomma.
Perciò è certamente plausibile che ad Amendolara qualcuno si sia messo a fabbricare l' "ascia in pietra", ma non "per ingannare i creduloni". Piuttosto per esibire con piacere l'oggetto e riceverne i complimenti. D'altra parte, era diffusa l'abitudine fra i ragazzi di modellare pietre e mattoni per i giochi preferiti. Ma non può trattarsi di un'ascia, sebbene apocrifa.
Solo una fantasia occasionale e interessata o poco esperta della storia antropologica di Amendolara ha potuto attribuire a quel manufatto la funzione di "ascia neolitica", così come appare in una inattendibile pubblicazione già distribuita nel Museo. Nell'osservare con più attenzione e distacco il manufatto esposto, non certo lo si potrebbe usare come ascia perché non presenta alcun requisito necessario per essere usata come tale. Basta osservarla, sempre con distacco, per fugare ogni dubbio sulla sua autenticità come opera del neolitico o come arnese di lavoro. Quell' "ascia" rappresenta solo un semplice gioco da ragazzi.
Così come ebbi modo di annunciare nella precedente e proficua occasione del 1996-98, ho cercato, fino ad ora, di dare un'ulteriore spiegazione (non sarebbe stato necessario con un poco di attenzione in più) circa la non autenticità dei cosiddetti "OGGETTI DI EPOCA NEOLITICA". Se ci sarà ulteriore dibattito, potrò essere ancora più chiaro e più convincente. Ma credo che qualsiasi archeologo, con quanto spiegato in questo pezzo, possa essere del tutto persuaso che quell'oggetto debba essere rimosso dal Museo archeologico statale di Amendolara.

Rocco Turi

Pubblicato in:
CALABRIA LETTERARIA, gennaio-marzo 2004, p.50,
IL TIRACCIO, anno XXVIII, n.7, agosto-settembre 2003, p.3.

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febbraio 2016


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