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Rimuovere dal Museo tre strumenti su scheggia in selce e ossidiana (2004)

Centro Studi per Amendolara



Rimuovere dal Museo "tre strumenti su scheggia in selce e ossidiana" (2004)


AMENDOLARA: LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA 31. (2004)



Gli "strumenti in selce", indicati nel nuovo allestimento come "tre strumenti su scheggia in selce", gli "strumenti in ossidiana", ora indicati come "tre strumenti in ossidiana", l' "ascia in pietra levigata" e le "anse di contenitori d'impasto non decorato" andrebbero ugualmente rimossi dal Museo. Questo perché:


a) "tre strumenti su scheggia in selce" e "tre strumenti in ossidiana".


Gli "strumenti" in selce e in ossidiana, presentati in mostra, non sono altro che semplici frammenti non lavorati, interpretati da una sviluppata fantasia, dei quali può trovarsi traccia anche presso i negozi specializzati che trattano questa materia, oppure in luoghi di vacanza, sia in Italia che all'estero, come nelle isole Eolie o presso i vulcani dell'isola di Pasqua, nota per le sue conturbanti statue. Già di per sé, la corretta indicazione di "scheggia" del nuovo allestimento lascia supporre la consapevolezza che non si tratti di un oggetto lavorato. Quindi esso non possiede, naturalmente, alcun potere evocativo.
Uno strumento in selce (ma correttamente indicato come "scheggia" in selce) o un presunto "strumento in ossidiana", ritrovati in un sito archeologico, usati dall'uomo neolitico, oltre ad essere oggetti "lavorati" (ma le schegge in selce e gli strumenti in ossidiana esposti risultano chiaramente "non lavorati") avrebbero, quanto meno, presentato una patina inconfondibile derivata dall'usura e un velo di opacità tipica del pezzo antico. Da queste caratteristiche, nel caso fossero state presenti, tutti noi avremmo potuto emozionarci cogliendone la storia del luogo e la memoria del tempo trascorso, fantasticando sugli usi e i costumi dell'epoca, ricostruendo la vita di chi, un tempo, popolava il luogo. Al contrario, quando i pezzi sono così "belli", lucenti e nuovi non si può fare alcuna ipotesi, perché - con un pizzico di buon senso - tutto risulta, ovviamente, apocrifo.
I "tre strumenti su scheggia in selce" e i "tre strumenti in ossidiana" esposti in Amendolara sono simili, ugualmente "volgari" e privi di pregio archeologico e ugualmente lucenti a tante schegge possedute dai collezionisti, come anche il sottoscritto, ricavate dalla rottura di un pezzo più grande della stessa materia e ottenute chissà dove. Pertanto, non è necessario essere un esperto in archeologia, né in altre discipline, o antropologo o petrografo, ad esempio, per comprendere che le schegge in selce o l'ossidiana presenti nel Museo di Amendolara non possono dimostrare alcunché, né suggerire alcuna ipotesi archeologica lontanamente plausibile.
Se quei pezzi potrebbero essere legittimi all'interno di un museo di antropologia, gli stessi non assolvono alcuna funzione in un museo archeologico. E per tale motivo andrebbero rimossi. A meno che non si vogliano "forzare" improbabili ipotesi che abbasserebbero ancora di più il prestigio del Museo di Amendolara.
Una inutile prova aggiuntiva a quanto illustrato fino ad ora risulta dalla seguente considerazione: mentre per gli oggetti dell'età del bronzo viene indicato con estrema precisione il luogo di ritrovamento, per i presunti reperti del neolitico non viene indicato alcunché.

Nota del gennaio 2016:
Proprio quest'ultima considerazione dovrebbe aiutare chi attualmente ne ha facoltà a prendere la decisione di rimuovere definitivamente i "reperti". Conoscendo bene il dr. Laviola, è evidente che - in caso di ritrovamento in una precisa località - egli non avrebbe omesso l'indicazione necessaria.

Rocco Turi

Pubblicato in:
CALABRIA LETTERARIA, gennaio-marzo 2004, p.50,
IL TIRACCIO, anno XXVIII, n.7, agosto-settembre 2003, p.3.

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febbraio 2016


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