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Risposta al Prof. Vincenzo Gerundino Questione Archeologica. (2016) 1.

Centro Studi per Amendolara



Risposta al Prof. Vincenzo Gerundino / Questione Archeologica (2016) 1.

LA QUESTIONE ARCHEOLOGICA.



Con il messaggio postato sul mio blog nel maggio 2015, il Prof. Vincenzo Gerundino ha apprezzato il lavoro compiuto lungo i decenni; lo ha dimostrato nel modo e nella forma più spontanea e onesta. Le sue parole di apprezzamento fanno piacere, ma è necessario non fermarsi per passare immediatamente ad altre riflessioni. Il Prof. Gerundino, che è amico d'infanzia, con un pò più di coraggio (e da buon matematico) avrebbe potuto contribuire anche a risolvere le problematiche sollevate nel 1996 che da solo il "Centro Studi per Amendolara e per l'Alto Jonio" affrontò con successo in questo paese, nonostante le innocue saette istituzionali di coloro che - per assoluta incompetenza - hanno frenato lo sviluppo di Amendolara.
Vincenzo Gerundino conosce bene la "Questione archeologica" per aver partecipato alla votazione della mozione presentata dal Sindaco di Amendolara contra personam nel Consiglio comunale del 18 novembre 1997 e per esserne stato informato ripetutamente e direttamente nella sua qualità di Consigliere comunale, anche negli anni successivi, senza replicare.
Prendendo la parola, nel corso di quella seduta del Consiglio comunale, il Prof. Gerundino ebbe opportunamente a dichiarare:

"(...) ho letto l'articolo del Prof. Turi; non mi pare che abbia attaccato Amendolara né il Museo; ha parlato solo di alcuni reperti; non vedo nel suddetto articolo denigrazione verso il Paese; propongo un confronto diretto fra il Prof. Turi e la Dott.ssa Lattanzi; ha espresso solo delle riserve su alcuni reperti per migliorare il Museo; la mozione proposta mi sembra eccessiva".

Non solo fu "eccessiva"; la mozione proposta dal Sindaco di Amendolara fu "contra personam" e un obbrobrio assurdo e indimenticabile - per la storia amendolarese - compiuto dall'istituzione comunale nei confronti di un cittadino in grado di ragionare. Sebbene si fosse trattato di "denigrazione verso il Paese" (solo uno stolto - diciamo così - avrebbe potuto giungere a questa conclusione), una mozione contra personam da parte dell'Ente comunale avrebbe unicamente dimostrato totale incapacità comunicativa e politica dei soggetti interessati (che, a mio parere, si è comunque dimostrata a posteriori; negli anni successivi e con estrema evidenza...).
In quel momento bene fece il Prof. Gerundino; forse egli replicò con eccessiva disinvoltura e poca applicazione al caso; non lo fece per l'amicizia che ci legava ma dall'alto della sua capacità di discernimento umano e politico, anche se avrebbe potuto meglio precisare che il "confronto diretto fra il Prof. Turi e la Dott.ssa Lattanzi" era ormai superato a causa dell'ammissione da parte della dr.ssa Lattanzi sugli errori compiuti nell'allestimento del museo di chi era stato delegato.
L'articolo della dr.ssa Lattanzi - pubblicato proprio il giorno del Consiglio comunale - avrebbe potuto spingere un pò più in là il Prof. Gerundino per convincere il resto del Consiglio comunale a relegare in minoranza proprio il Sindaco che aveva tanto osato sulla debolezza dei suoi consiglieri. Al suo posto avrei tentato (e ci sarei riuscito) perché mai bisogna temere il confronto né il potere per sentirsi liberi. D'altra parte, per raggiungere qualsiasi obiettivo importante, le "imprese" devono essere sempre difficili, anche ardite. Non a caso, in quegli anni riuscii a riunire in un pensiero unico (la prima volta!) tutti i partiti di Amendolara, allorquando anche il Pds pubblicò un manifesto contra personam e in un manifesto personale di Mario Melfi fui definito "una ruspa". Per uno come me che si impegnava "per Amendolara" SENZA LUCRO O INTERESSE POLITICO O ECONOMICO ALCUNO l'essere al centro di tanta attenzione ed essere definito "una ruspa", rappresentava senz'alto un onore di cui essere fiero.

Pertanto il parere dei rappresentanti di minoranza che votarono contro quella mozione contra parsonam, molto debole sul piano istituzionale e culturale, ma approvata, servì a dimostrare simbolicamente l'inutilità di un Consiglio comunale privo di capacità riflessive autonome e di buon senso. E' bene, allora, citare - oltre Vincenzo Gerundino - i nomi di coloro che votarono contro la mozione: Francesco Martorano e Anna Marino. Si comprende chiaramente che Martorano e Marino espressero un voto sfavorevole solo per motivi politici di loro convenienza, nella considerazione che avrebbero potuto dare un contributo più decisivo sul piano culturale - soprattutto - perché con la parte "offesa" non era in corso alcun rapporto personale. Anche il Prof. Gerundino (in seguito ripetutamente informato) con più coraggio, indipendenza e informazione autonoma avrebbe potuto cogliere gli stimoli successivi per altri contributi a favore dell'evoluzione del museo e della collaborazione con il CSA, senza limitarsi al semplice voto contrario del 18 novembre 1997 il quale avrebbe potuto essere interpretato anch'esso unicamente come voto politico e non di scelta culturale.

Tuttavia, la spontaneità con cui questa volta il Prof. Gerundino ha voluto esprimersi sul mio blog, in occasione di un post dedicato al Vescovo di Cosenza Mons. Domenico Nunnari, denota un apprezzamento maturato e consolidatosi nel corso degli anni. Di questo va ringraziato, ma bisogna voltare pagina immediatamente; soprattutto, il Prof. Gerundino - che è amico d'infanzia - va spinto a dare di più ma in maniera diversa in questo paese. Solo i complimenti e l'apprezzamento non servono allo sviluppo delle comunità; la critica serve sempre per far crescere questo paese e il Prof. Gerundino - che lo sa - ha ora tutte le carte in regola; potrebbe approfittarne oggi che è forse ancora più libero da condizionamenti obbligatori e potrebbe essere scevro da limitazioni imbarazzanti di chi si schiera in maniera collaterale e interessato al piccolo potere locale. Tutto ciò in Amendolara succede in maniera ancora più accentuata; è vestigia di una realtà ancora molto presente. D'altra parte, altri cittadini hanno apprezzato lentamente il lavoro svolto dal "Centro Studi per Amendolara e per l'Alto Jonio" e insieme si potrebbe ripartire cogliendone lo spirito, ma lasciando il CSA sempre libero. Ovviamente. Da sempre e da solo, il CSA si è dato il solo compito di risvegliare culturalmente, socialmente e civilmente i cittadini e di non partecipare ad alcun gioco politico o economico. Per rimanere libero.
Se, pertanto, alcuni ritengono che il CSA parli di sé stesso e - per essi - non dovrebbe, serve ricordare che gli obiettivi raggiunti dal "Centro Studi per Amendolara e per l'Alto Jonio" rappresentano giganteschi passi avanti nello sviluppo culturale del paese ed è necessario che tutto venga documentato anche dagli altri, allo scopo di non dare informazioni incomplete. Dedicarsi a questa pratica, allo scopo di ignorare, non è più possibile nell'era di internet e chi offre informazioni incomplete se ne assume d'ufficio ogni responsabilità. Senza dubbio lo comprenderanno le generazioni future di questo paese, le quali sapranno compiere valutazioni comparate su tutto quello che viene scritto in questo paese.

Rocco Turi

www.amendolara.eu
febbraio 2016


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