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Rocco Turi, direttore responsabile

Centro Studi per Amendolara



Numero 1.2. (14), Marzo - Maggio 1998.
"Foglio-Giornale" della Casa Circondariale di Via Popilia, 17 - 87100 Cosenza
" LIBERA…MENTE "
Direttore Responsabile: Rocco Turi
TENDERE UNA MANO
Editoriale di Rocco Turi

Ho sempre pensato che anche l'opinione pubblica più sensibile e aperta alla solidarietà, abbia del carcere e del detenuto un giudizio stigmatizzante. Questo perché sia il carcere, sia il detenuto non sono mai stati oggetto di concreto studio scientifico di ricerca sociale, offerto alla valutazione della gente comune.
Del carcere sono unicamente note le esperienze personali dei detenuti, le autobiografie, i memoriali, le inchieste giornalistiche e le indagini statistiche. Di esso hanno parlato prevalentemente criminologi e medici, giornalisti e operatori. Si è parlato soprattutto in senso clinico e giuridico o morale. L'apporto della psicologia sociale e della sociologia, invece, è stato particolarmente scarso.
Sotto questo aspetto non si è compiuta una valutazione scientifica che possa dare un contributo ad una comprensione più reale del pianeta carcere, affinché il pubblico esterno rimuova l'opinione stigmatizzante sul detenuto e contribuisca - per ciò che gli compete - ad un suo concreto recupero sociale.
Ho accettato di dirigere questo giornale non solo perché è un organo istituzionale e rappresenta una lodevole associazione di volontariato e solidarietà, ma anche per lanciare un messaggio ridestante alla società civile che, come me, non si era mai interessato al problema carcere.
Non basta sapere che anche nel carcere vive una umanità sensibile, con un cuore grande e disponibile ad inserirsi nuovamente nella società civile. Questo, evidentemente, non è sufficiente affinché la gente modifichi il proprio giudizio stigmatizzante. E' necessario conoscere i problemi veri e concreti che un detenuto incontra (o incontrerebbe) fuori dal carcere. Attraverso un dibattito su questi temi reali, forse anche la gente comune più ostile o distratta sarebbe meglio disponibile ad accogliere nel proprio gruppo sociale coloro che hanno sbagliato, ma che sono pronti a ritornare sulla strada dei comportamenti leciti.
Questo è anche il tempo adatto. L'opinione pubblica ha acquisito ora una maggiore propensione all'impegno verso il volontariato e la solidarietà. Gli enti, le istituzioni sono più consapevoli che il reinserimento sociale dei reclusi diventi effettivo e reale. A questo fine si scorge ora un impegno più concreto e solidale nelle persone e nelle istituzioni.
Sono maturi i tempi in cui ognuno di noi tenda una mano verso quel "
ponte percorribile" di cui parla don Sandro Spinelli, cappellano del carcere di Cosenza, per offrire una speranza concreta a chi vuole ricostruire la propria vita.

Rocco Turi, Direttore Responsabile.


L'editoriale "Tendere una mano" è stato pubblicato anche nel volume di don Sandro Spinelli:
Sandro Spinelli, QUANDO IL DESERTO DIVENTA GIARDINO / i miei giorni con i carcerati, Effatà Editrice, 2009, Cantalupa (Torino), a pagina 45, preceduto da: "Terulliano: La ragione dell'ossequio risiede nella somiglianza degli animi".



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ottobre 2012

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