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Rocco Turi in Groenlandia

Centro Studi per Amendolara



Inedito del 2010.
Un amendolarese in Groenlandia.
Di Rocco Turi


Cosa ci fa uno studioso in Groenlandia?
Sono mille i motivi per recarsi in Groenlandia. Io mi ci sono recato per osservare tre fenomeni particolari: l'emigrazione, la coesione sociale, l'emergenza ambientale.

TERZO - Emergenza ambientale

Questo popolo, che lo studioso ed esploratore Knud Rasmussen ha definito "eshimesi artici", vive oggi una particolare emergenza di tipo ambientale. I ghiacci stanno sciogliendosi e le zone non ghiacciate aumentano anno per anno. La temperatura, infatti, tende sempre più ad aumentare. Io stesso, già alle isole Svalbard che è un territorio ancora più a nord, ho potuto rilevare di persona la massima temperatura registrata. Nel luglio 1999 fu da me registrata la temperatura di oltre 22°C.

"Nel pomeriggio del 18 luglio 1999 la temperatura da me registrata a Logyearbyen era di 22°C e nella mattinata del 20 luglio la stessa raggiunse i 23°C. Pertanto è questa la temperatura massima assoluta registrata sulle isole Svalbard". (Dalla comunicazione effettuata all'Associazione Grande Nord il 23 settembre 1999). (RT)

In Groenlandia, in questi ultimi 150 anni si è ridotta la copertura glaciale, così come in tutta la zona artica e nel Polo nord. Naturalmente tutta la responsabilità viene attribuita all'effetto serra.
Io non sarei completamente d'accordo con questa tesi.
Ciò che posso dire per quanto mi riguarda è che l'effetto serra viene sollevato solo da pochi decenni e viene spiegato con un comportamento scorretto sia da parte della società umana che da parte della società industriale. Tutto questo non può spiegare la crisi ambientale che riguarda il Polo nord e la Groenlandia in particolare. Infatti, i segni del disgelo - non solo in Groenlandia, ma in tutto il mondo - erano visibili, come spiegano alcune testimonianze di studiosi, già 150 anni fa. Come spiegare, allora, il degrado in atto già nei due secoli precedenti?
Ritengo che l'effetto serra sia una bufala.
Bisogna possedere il coraggio di avere opinioni differenti affinché ognuno si impegni a dimostrare con maggiore vigore le proprie tesi e convincere l'altro.
A mio parere i segni attuali rappresentano un lento degrado complessivo ed inevitabile del nostro Pianeta. Certo, il comportamento umano e industriale accelera il suo degrado.
Ritengo che debba essere messo in discussione l'ipotesi darwiniana di "evoluzione", lo stesso concetto di "evoluzione", il quale debba essere diversamente inteso. Non già evoluzione dell'uomo all'interno del Pianeta, ma evoluzione dell'uomo e di tutto il sistema planetario nell'universo. L'uomo si è trasferito sulla Terra quando non fu più possibile vivere in un Pianeta precedente (di cui si è perduta ogni memoria). Quando non sarà più possibile vivere sulla Terra si saranno create le condizioni di vita in altri luoghi, nel frattempo diventati abitabili e più ospitali.
Quindi, il degrado del Pianeta continuerà, ma sarà lento e inevitabile. Fra poche o molte generazioni questo Pianeta verrà abbandonato e gli uomini migliori vivranno in altri luoghi più ospitali.


Le alte temperature possibili, osservabili in Groenlandia e in tutto il Polo nord, non devono indurre in errori. Nei luoghi nordici (così come al Polo sud), da temperature accettabili o in casi rari (diciamo) elevate, in pochi secondi si può passare a meno 40°C. Se non si è pronti ad affrontare questa difficoltà, il rischio di morire assiderati e sempre presente.


www.amendolara.eu
luglio 2012







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