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San Vincenzo Ferreri a seicento anni dalla morte


San Vincenzo Ferreri a seicento anni dalla morte


Quest'anno ricorrono seicento anni dalla morte del grande santo spagnolo, San Vincenzo Ferreri, patrono di Amendolara.
Vogliamo ricordare questo importante evento ripercorrendo le tappe principali della sua vita.
Vincenzo nacque a Valenza, in Spagna, il 23 gennaio 1350. La sua nascita come la sua morte fu annunciata da segni premonitori. Il nome Vincenzo gli fu dato dai parenti, dopo una lunga competizione, in onore del Santo Patrono di Valenza, S. Vincenzo Martire. Il giovane Vincenzo trascorse la sua infanzia e adolescenza tra lo studio, in cui eccelleva in modo particolare, e il grande amore per Dio e il prossimo, conservandosi immacolato in mezzo ai pericoli delle passioni del mondo.
Appena diciottenne, Dio, che aveva già in mente per lui grandi progetti, lo chiamò a dedicarsi alla vita religiosa. La domenica del 5 febbraio 1363 il giovane Vincenzo ricevette l'abito di Frate Predicatore. Compiuti i suoi studi a Valenza venne inviato a studi preparatori riservati a coloro che per il loro ingegno e attitudine erano destinati un giorno a frequentare le università più celebri. Ma egli preferì insegnare dialettica ai frati più giovani del suo ordine. Da questo momento la sua vita fu un alternarsi di studi e insegnamenti. A soli 22 anni era annoverato tra i più dotti filosofi e teologi di Valenza. Insegnò quindi nella più prestigiosa università di Tolosa, in Francia. Nel 1378 ricevette la consacrazione sacerdotale. Nello scisma d'Occidente, che attraversò la Chiesa Cattolica si schierò con il papa di Avignone, Clemente VII, che si contrapponeva al papa di Roma, Urbano VI, senza però smettere di inseguire il sogno di riunificare la Chiesa Cattolica. Nel 1394 divenne confessore di Benedetto XIII, al secolo il cardinale Pietro de Luna, che nel frattempo era successo a Clemente VII. Il nuovo papa avignonese aveva avuto già modo di apprezzare la cultura di Vincenzo, tanto da nominarlo Maestro del Sacro Palazzo. Ma Vincenzo sentiva una grande responsabilità sul suo capo a causa dello stato della Chiesa. Per questo si ammalò e ritornò a Valenza per avere le cure dei suoi frati. Nonostante le cure la salute di Vincenzo peggiorò riducendolo in fin di vita. Ma il Signore aveva altri progetti per il suo servo fedele. Ubaldo Tomarelli nel suo libro "San Vincenzo Ferreri, apostolo e taumaturgo" racconta che mentre stava lottando contro la morte, gli apparve, tra un immenso splendore, nostro Signore, Gesù Cristo, accompagnato da una moltitudine di angeli, da San Domenico e da San Francesco d'Assisi e dopo averlo con dolce amorevolezza consolato gli disse "Coraggio Vincenzo, mio servo, non appena avrai recuperato la salute lascia la corte di Benedetto, perché io ti ho scelto per fare di te un insigne araldo del Vangelo. Tu percorrerai tutte le regioni della Francia e della Spagna, per morire poi agli estremi confini della Terra e tra le altre verità io voglio che soprattutto tu annunci ai popoli l'avvicinarsi del giudizio finale. Va dunque; io aspetterò l'esito della tua predicazione, prima di mandare la fine del mondo". Ciò detto nostro Signore in tutta familiarità fece a Vincenzo una carezza sulla guancia e subito il Santo era completamente guarito. Non appena ristabilito Vincenzo volle andare a trovare Papa Benedetto XIII, che gli offrì le più alte cariche della Chiesa, ma il servo di Dio rinunciò e da quel momento iniziò la sua missione di predicatore in Francia, nell'Italia Settentrionale, in Svizzera, in Germania, in Inghilterra e nella Scozia, per rientrare in Spagna , dove rimase fino al 1415. Fu grazie a Vincenzo che in questo periodo la Chiesa Cattolica iniziò il suo percorso di riunificazione. Nel 1416 fece un altro viaggio in Francia per incontrare S. Coletta e discutere i grandi temi della Chiesa. Quando i due grandi della Chiesa si incontrarono nel luglio 1417, Santa Coletta gli predisse che il suo compito era finito e che in un meno di due anni il Signore lo avrebbe chiamato a sè. Vincenzo sperava di andare a morire in Spagna, ma la Beata gli rispose che sarebbe morto in Francia. Vincenzo si rimise nuovamente in cammino per la Francia. Il 5 marzo 1418 arrivò alle porte di Vannes in Bretagna, dove si fermò 3 settimane, per riprendere il suo viaggio lungo le contrade della Bretagna. Ma le forze si affievolirono. Mentre tentava di ritornare in Spagna, fu ricondotto a Vannes, dove fu accolto dalla popolazione festosa al suono di campane. Il giorno prima di morire pronunciò queste parole "Miei figli, Dio mi riconduce in mezzo a voi, non più per predicare, ma per morire" il giorno dopo il 5 aprile 1419, precisamente seicento anni, fa il grande dottore della Chiesa, artefice della sua riunificazione dopo lo scisma d'Occidente, ritornò alla casa del Padre. Il corpo fu trasportato nella cattedrale, dove, dopo una lunga venerazione, fu sepolto. Il 29 giugno 1455 il Papa Callisto III procedette all'atto di canonizzazione di San Vincenzo Ferreri, che in seguito alla morte dello stesso fu eseguito dal suo successore Pio II.
San Vincenzo però non è percepito, come sostenuto da un noto biografo, dall'anima popolare per la sua grandezza storica, ma piuttosto perché lo sente vicino alle sue aspirazioni e alle sue miserie. E' proprio per questo che il grande apostolo di Dio riscontra particolare simpatia presso la gente del Sud Italia, dove centinaia di borgate, come Amendolara, lo hanno adottato a proprio santo patrono.
Nel piccolo paese dell'Alto Jonio, che in occasione del seicentenario della morte del Santo ha inviato una propria delegazione a Vannes, San Vincenzo occupa un posto particolare nel cuore della gente, che ogni anno lo festeggia alla fine di aprile con manifestazioni folcloristiche, accendendo in suo onore grandi fuochi, conosciuti anche come "fucarazzi".

Santino Soda



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