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SPECIALE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AD AMENDOLARA - 2 (1993)

Centro Studi per Amendolara



SPECIALE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AD AMENDOLARA - 2 (1993)


IL TIRACCIO
Anno XIX, n.6, giugno 1993, p.1.

SPECIALE ELEZIONI AMENDOLARA

Faccia a faccia con i "nuovi" amministratori
di Giulio Burgo


Perché questa Edizione Straordinaria del TIRACCIO? Perché anche nell'Alto Jonio cosentino, in due Comuni, Amendolara e S. Lorenzo, il 6 giugno, per la prima volta, sono stati rinnovati i Consigli Comunali con le nuove regole. I cittadini, cioè, hanno eletto direttamente il Sindaco e, conseguentemente, la maggioranza nei Consigli Comunali. Non vogliamo fare un'analisi del voto sui risultati elettorali nei due Comuni. Ogni Comune ha le sue realtà. Bisogna rispettare le volontà degli elettori. Ma il primo voto con le nuove regole ci permette di fare alcune considerazioni di carattere generale.
I cittadini si trovano faccia a faccia con gli amministratori locali.
Si è passati dai poteri dei partiti ai poteri degli elettori. Sindaco e consiglieri sono, o dovrebbero essere "specchio degli elettori". Si parla di "personalizzazione" delle scelte. I cittadini, con la propria testa, decidono: tu sarai il "nostro" Sindaco; voi sarete i "nostri" amministratori. Un modo nuovo, forse, per avvicinare i cittadini alle istituzioni locali, per una riscoperta della partecipazione attiva nella vita amministrativa. E, allora, niente più ai partiti? Tutto ai cittadini? Tutto alle facce nuove dei singoli candidati? I partiti in soffitta? O i partiti che siano espressione pulita, onesta, trasparente dei sostenitori?
Interrogativi ai quali, per adesso, non è facile rispondere, se non in termini di… speranza. E' certo, comunque, che l'esercizio del potere politico ed amministrativo dovrà fare i conti con i cittadini che pretendono moralità pubblica. I senza scrupoli, gli speculatori, la corruzione, l'arrivismo, il malcostume che hanno determinato l'attuale grave crisi morale non saranno più tollerati. I "nuovi" amministratori dovranno meritarsi la fiducia. Non possono barare. Devono mantenere fede ai programmi e risolvere i problemi. Il Municipio dovrà essere una "casa di vetro", ove i cittadini possano trovare pulizia morale e amministrativa. Già, molti anni fa, Giuseppe De Rosa scriveva: "L'attività amministrativa è essenzialmente un servizio che si rende alla comunità".
"Il pubblico amministratore è un servitore dello Stato. Guai, perciò, se egli lo considera invece al suo servizio, se profitta della fiducia che esso gli concede affidandogli il proprio denaro e la cura del proprio benessere, per arricchire illecitamente, per spadroneggiare là dove dovrebbe servire".
L'autorità è un servizio. Si è sopra gli altri solo per meglio servirli.
Ricerca del benessere comune, umile desiderio di servire, scrupolosa dirittura morale. Sono queste le sorgenti da cui può scaturire una moralizzazione della vita amministrativa che voglia essere seria ed efficace.
Ma se è utile, giusto che non ci sia più la irreggimentazione, a volte brutale, dei partiti, non deve nemmeno esserci un "laissez-faire" senza discernimento. Se il voto con le nuove regole esprime un notevole indebolimento del rapporto partito-elettore, perché l'identificazione partitica assume un ruolo sempre meno importante nella scelta elettorale, non può, però, essere un voto "casuale" o semplice voto di protesta o di un rifiuto dell'"altro". Non può essere un voto inconsapevole, ma un voto "per" e sapendo anche il "chi è" colui che si sceglie. E il "chi è" deve avere le caratteristiche dell'onestà, dell'integrità, della competenza, dell'affidabilità.
La "personalizzazione" della scelta non deve essere enfatizzata. L'elettore vota il "suo" Sindaco, i "suoi" amministratori, consapevole che con quella decisione sceglie anche un programma. E' vero che, nei periodi elettorali, tutti sono bravi a presentare programmi; che tutti sembrano animati da buone intenzioni. Ma il confronto avverrà sul terreno delle cose concrete che si riusciranno a fare. Ecco perché sarà necessaria l'effettiva capacità di operare nel concreto. E non sempre è facile. Comunque, le inadempienze, la infedeltà, la mancanza di impegno serio e costante, si pagheranno. Verrà il giorno del "redde rationem". Dopo quattro anni, nel momento del rendiconto, quando i cittadini e i responsabili amministrativi si troveranno, ancora una volta, "faccia a faccia", se è stata tradita la fede, se sono state deluse le speranze, si griderà: non avete fatto il vostro dovere; non meritate più la nostra fiducia. Andare tutti a casa. E' questo il… bello del "nuovo"!

Giulio Burgo



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maggio 2015

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