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SPECIALE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AD AMENDOLARA - 3 (1993)

Centro Studi per Amendolara



SPECIALE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AD AMENDOLARA - 3 (1993)



IL TIRACCIO
Anno XIX, n.6, giugno 1993, p.2.

SPECIALE ELEZIONI AMENDOLARA

Analisi del voto amministrativo.
Amendolara: vincitori e vinti.
di Rocco Turi


Attimo per attimo le fasi estenuanti dello spoglio elettorale. Il futuro di Amendolara si costruisce con scelte che fino ad ora nessuno ha mai fatto.


Scrutinio al cardiopalma, elezione al fotofinish, lotta all'ultima scheda contestata, la notte della Campana. Queste alcune delle espressioni usate nel commentare le ultime fasi della competizione elettorale tra il sindaco uscente Franco Melfi e il nuovo primo cittadino di Amendolara Maria Rita Acciardi. Dopo una lunga discussione su pochissime schede contestate e al termine di una estenuante attesa, finalmente alle quattro del mattino giungono i risultati completi. Per soli otto voti Acciardi ha prevalso e così dopo oltre cinque anni di opposizione al comune, di cura, attenzione e solidarietà verso i problemi e gli eventi del paese, di attestazioni di amicizia e stima per l'opera degli uomini, di paziente desiderio di conoscere i concittadini che in passato non aveva mai incontrato, gli amendolaresi legittimano un nuovo sindaco. C'è chi la ricorda ragazza d'élite, di poche amicizie amendolaresi quasi a farne una colpa, riservata. Ma per chi ha la memoria più lunga, non tutti i cittadini che hanno guidato le sorti del paese possono vantare origini più radicate. Oggi Maria Rita Acciardi è diversa. Cosa importa ipotizzare un possibile doppio gioco? E' importante che Maria Rita Acciardi resti quella che ora mostra di essere.
Da Maria Rita Acciardi, architetto e presidente della Comunità Montana dell'alto jonio, la gente del paese attende tutto quello che in passato ha desiderato e l'aspettativa è più che giustificata all'interno di una comunità piena di problemi e in crisi di valori.
Vengono oggi alla ribalta le contraddizioni e la crisi vera della società amendolarese, già percepite nel corso della vecchia amministrazione. "Un paese diviso, tagliato in due non è certo elemento di cui può farsi vanto il gruppo degli amministratori uscenti": questa è l'opinione a caldo che prevale tra la gente che nella notte tra il 6 e il 7 giugno ha vissuto l'attesa per l'esito delle elezioni amministrative davanti all'ultimo seggio aperto, nell'edificio della scuola elementare di Amendolara Marina.
Un paese diviso in due fazioni è sintomo di lotte intestine, di guerre intra familiari, di colpi bassi a volte astuti a volte ingenui e i comizi elettorali lo hanno dimostrato. Hanno dimostrato la formazione di due grandi raggruppamenti nelle quali in questi anni ha covato odio, acredine e invidia: ne è esempio il tentativo ben riuscito di sconquassare anche la serenità della gente allorché sono stati cooptati, in entrambe le liste, candidati della stessa famiglia. Nessuna sorpresa se nel tempo era maturata in Amendolara la cura delle fazioni, che in passato non erano mai state realizzate.
Così le prime ventiquattrore del dopo voto hanno messo in luce la delusione degli esclusi che, curando nei particolari il proprio gruppo, erano certi dell'affermazione. La delusione si è poi trasformata quasi in lutto: nessuna voglia di parlare da parte della gente comune - particolarmente caricata e certa dell'esito positivo - e la speranza latente di una revisione d'ufficio inversa al responso delle urne.
L'onore delle armi, però, all'ingegnere Franco Melfi per la stima personale di cui gode ancora fra la gente e questo è importante e sintomatico nella ricerca degli errori compiuti. Forse alcuni piccoli aggiustamenti e maggiore decisione alla sua politica avrebbero fatto pendere il favore dei voti finali alla propria lista. Un ricambio ben programmato alla guida del gruppo avrebbe probabilmente tolto la patina antica dei dieci anni e fatto dimenticare anche le attese scaturite dagli slogan della sua prima elezione a sindaco; una maggiore chiarezza e apertura in questi anni sul piano regolatore avrebbe forse aumentata la sua credibilità: una proposta, pur autorevole, di approvazione non vuole significare approvazione certa. Tant'è che la gente esclusa nel passato dalla conoscenza diretta, si aspetta che il dibattito sul piano regolatore venga ripreso e altri cittadini abbiano il sacrosanto diritto di esprimere la propria opinione.
Le felicitazioni più vive all'arch. Acciardi per la sofferta elezione a sindaco di Amendolara. Sappia, però, che il futuro del paese si costruisce con scelte che fino ad ora non sono mai state fatte e che in campagna elettorale nessuno ha pronunciato.
Mai come in questa tornata elettorale ogni candidato, o quasi, ha percorso porta a porta le vie del paese alla ricerca del consenso personale. Non sono mancate le gag, la faziosità, la demagogia e il clima da Peppone e Don Camillo.
Questa volta, però, i candidati delle due liste presentate alla competizione amministrativa di Amendolara si sono affidati a false o antiche percezioni, non più omologate dal pubblico. In realtà il voto di quest'anno - il primo sulla base delle nuove regole elettorali - è stato esercitato nella consapevolezza di una componente diversa: l'autodeterminazione della propria coscienza. Non sono servite promesse né pacche sulle spalle.
Certo, hanno sempre influito per entrambe le liste le storiche componenti familistiche e strettamente clientelari, di dipendenza culturale e di tradizioni inveterate, ma non sono bastate. I candidati di entrambe le liste non sono riusciti a realizzare, questa volta, l'aggregazione di dipendenza e di soggezione che avrebbero voluto e forse non sono bastati i latenti cenni di ricatti, di minacce, di sopraffazione e denigrazione di alcuni nei confronti di altri gruppi. Tutto ciò non è stato sufficiente ed era ora.
D'altro canto spiegare che l'affermazione di Maria Rita Acciardi sia stata un gesto di autocastrazione degli amendolaresi, "un salto nel buio", così come hanno spiegato gli avversari che sono stati esclusi, è banale; è pure banale osservare che questi dieci anni di amministrazione comunale siano stati condotti solo all'insegna della clientela senza spiegare i perché o approfondire la questione, che è più seria di quanto si immagini. I candidati hanno mosso solo l'aria e alla luce di quello che hanno affermato nel corso della campagna elettorale appare da escludere ancora che una svolta vera sia possibile in ogni caso. Intanto il desiderio di una preferenza nuova, di un volto diverso alla guida di Amendolara - più che l'aspettativa di novità politiche - è stata determinante nell'immaginario collettivo dei cittadini: "tutti cambiano, anche noi lo facciamo" pare essere stato lo slogan personale di gran parte degli amendolaresi. Ma c'è di più.
Escludendo gli approcci familistici e clientelari che sono stati cercati equamente da tutti, ed escludendo che la lista dell'architetto Acciardi abbia avuto quella marcia super per ottenere il consenso esclusivo, evidentemente in questi dieci anni i vecchi amministratori non hanno risposto alle aspettative. Ecco perché i motivi che hanno spinto gli amendolaresi a cambiare la guida amministrativa del paese hanno una origine recondita e più verosimile. Vanno al di là di quella che è stata la cattiva amministrazione di questo o quello e implicano fattori ambientali e culturali per cui solo operando all'interno di essi questa località potrebbe forse rompere la tradizione di paese fuori da ogni crescita.
Per chi guarda il paese nel lungo periodo nota facilmente che il regresso verificatosi nel corso di quest'ultimo secolo è sotto gli occhi di tutti. Gli amendolaresi veri sanno che la pretura, il carcere e la sezione del distretto militare, ormai rimossi dalla memoria collettiva, sono stati in passato i cardini della centralità del paese nel territorio della Calabria settentrionale. Inutile poi ripetere la solita tiritera della caserma dei Carabinieri trasferita a Roseto, del liceo che muore, dell'esodo dei vari uffici e della gente che lascia il paese o delle attività commerciali che chiudono. Problemi veri, che sarebbe stato facile risolvere. Sarebbe noioso perciò parlarne: il cuore è ben altro. Basta osservare che un secolo fa Amendolara costituiva il centro di un vasto comprensorio e Trebisacce era appena un villaggio. Le cose ora sono cambiate e tutti vedono Amendolara come il paese che di meno in alto jonio ha recepito i segni del progresso. E' innegabile. Ci sarà un motivo?
Osservando il panorama nella sua generalità non si può non rilevare che ogni guida politica in questo paese è apparsa perdente. Un solo cenno positivo, ma niente di più, al periodo che va dalla fine degli anni sessanta alla metà degli anni settanta allorché pareva che una nuova Amendolara dovesse nascere, ma non certo a causa di amministratori lungimiranti che hanno guidato il paese. Con ritardo il boom economico degli anni sessanta era giunto anche fisiologicamente ad Amendolara e così qualche turista vero era possibile incontralo nei due alberghi, qualche casa in più era occupata dai villeggianti anche nel mese di luglio, un minimo conforto era possibile trovarlo al mare, gli emigrati ritornavano ancora al loro paese e rimettevano qualche soldo; ma progetti di svolta (per chi li ricorda) venivano definiti "troppo grandi per Amendolara".

Il progetto di una piccola laguna per le imbarcazioni da diporto, realizzato per Amendolara Marina, fu bocciato con questo slogan. In realtà, nessuna amministrazione comunale ebbe la forza né il coraggio di iniziale l'opera con un opportuno, essenziale, programma di espropri di terreni a favore di un processo turistico per lo sviluppo.

Altri tempi - che non tutti gli amministratori di questi anni ricordano perché assenti dal paese - e comunque tempi migliori al di fuori dai meriti politici locali. Al contrario, la guida politica ha raccolto voti nelle aree marginali e ha illuso la gente, fiduciosa che gli amministratori operassero per tutti e non per pochi.
La grande occasione di svolta - perché permeata dalla ideologia dell'opposizione - era giunta per la prima volta allorché una guida comunista aveva rotto gli antichi equilibri sociali e, si pensava, anche gli indugi. Non a caso lo slogan "voltiamo pagina" adoperato dai comunisti e alcuni socialisti nel corso della campagna elettorale del 1983 era perentorio. Ci si aspettava quello che i vecchi amministratori del paese non avevano fatto per lunghi anni. E invece tutto è proseguito nella assoluta piattezza e normalità. Tutta l'opera di questi dieci anni, se ammirevole nel breve periodo, ha contribuito alla discesa sociale, economica, politica, civile, etica del paese, che da sempre continua a tassi costanti. Nessun atto politico amministrativo radicalmente diverso e incisivo di vero cambiamento, di autentica svolta. Eppure gli atti da compiere per una inversione immediata del trend negativo erano evidenti a tutti, ma nulla di nuovo sotto il cielo di Amendolara. Nessuna svolta epocale, se non anche qui la cooptazione, la cura delle clientele e la creazione di lobby, di élites e di caste.
Coloro che si erano posti alla guida di una base popolare ed ideologica di opposizione, in realtà hanno mostrato di gradire la cooptazione e di coltivare lobby e clientele nella prospettiva che queste consolidano il potere: "voltare pagina" allora costituiva solo uno slogan vuoto di contenuti da offrire agli elettori. Ma questa condotta ha deluso le aspettative della gente comune che poi si è recata all'urna. E così, non a caso, la formazione della lista elettorale esclusa quest'anno appare il frutto di una escalation verso i ceti benestanti e borghesi, piuttosto che conservare i legami ideologici con l'elettorato che aveva decretato il primario successo. Se, al contrario, si guarda la lista che si è affermata pare che qui la base popolare sia stata meglio interpretata, anche se appare solo una strategia di vero marketing, pur necessario in questi casi.
Tuttavia, al di là della lista, la gente ha deciso di votare per l'Acciardi prima ancora che iniziasse la campagna elettorale, prima ancora che i candidati, in ottemperanza alle vecchie abitudini, andassero in giro per le case. La gente ha poi votato per una lista popolare, nel senso che meno dell'altra - come dicono - è ramificata nelle griglie delle lobby, "esclusive" per gli amendolaresi interessati ad appartenervi. Tutto questo a causa della mancanza di un'alternativa vera che - comunque - sarebbe stata anch'essa sconfitta perché troppo presto per incidere nella cultura autoctona. Il pubblico è ancora abituato alle clientele e alle lobby e l'alternativa "contro" non avrebbe avuto successo. Per questo è utile una rivoluzione culturale che spieghi meglio nella sua generalità il significato della politica-missione a zero lire, piuttosto che la politica-professione. Perciò non sono serviti i pellegrinaggi nelle abitazioni degli amendolaresi sui quali fiumi di parole sono state inutilmente spese, così come inutili sono state le discussioni sul piano regolatore si, piano regolatore no. E' apparsa perfettamente inutile anche questa tornata elettorale, ma tanto utile per capire che ancora una volta non sono stati affrontati i problemi veri di Amendolara che sono quelli che mai nessuno ha osato pronunciare; problemi che ora troverebbero soluzione solo attraverso una rivoluzione culturale che ancora nessuno vede. Su questo c'è da dibattere.
Ecco perché nulla di nuovo si attende il pubblico realmente da questo ricambio di guida amministrativa affinché muti la corsa all'indietro di questo paesino ormai di scorta nell'alto jonio, il peggiore, forse, della Calabria. Ciò che è verosimile attendersi, dato il passato, è il consolidarsi di una posizione attraverso la creazione, anche qui, di lobby conservatrici. Ma sarebbero subito perdenti perché oggi la circolazione delle idee e l'autodeterminazione appaiono in crescita. Un tale comportamento forse non premierebbe come prima. E allora, proprio perché è diffuso lo scetticismo, il nuovo sindaco Acciardi possiede una grossa chance affinché metta in moto le iniziative per una svolta epocale. Dire auguri a chi ha vinto o che il sindaco ha bisogno di collaborazione nel suo lavoro è banale perché è solo questione di scelte obbligate, che fino ad ora nessuno ha mai fatto. E' difficile immaginare che il sindaco Acciardi ottenga questo successo. Ma, se ci riuscirà, meriti e lodi, lodi e meriti tutti per lei.
Il Centro Studi, che firma questa analisi del voto amministrativo, intende offrire agli amendolaresi gli strumenti della riflessione e della conoscenza e questo articolo ne è il primo sintomo; dopo gli insuccessi e l'apatia del passato è consapevole che la strada dell'acculturazione colmerà i vuoti e solleticherà nei cittadini una vera rivoluzione gentile senza promesse o platealità, ma con rigore e lavoro politico e culturale di impegno costante. Invita alla collaborazione tutti coloro che recepiranno questo messaggio di promozione sociale.

Rocco Turi

L'articolo fu pubblicato su un numero speciale del periodico, dedicato alle elezioni comunali di Amendolara, che ho proposto al direttore Galasso con lo scopo di realizzare per la prima volta in Alto Jonio una forma di comunicazione politica in tempo reale attraverso la stampa del territorio. All'iniziativa presero parte entrambi i candidati a sindaco Maria Rita Acciardi e Franco Melfi con una loro analisi personale a caldo. Lo Speciale del TIRACCIO fu completato con gli interventi di Giulio Burgo e Raffaele Galasso. Fu una iniziativa assolutamente nuova, programmata dal "Centro Studi Ricerche e Documentazioni Sociali Politiche e Antropologiche" di Amendolara Marina, mai più ripetuta. (A cura del "Centro Studi Ricerche e Documentazioni Sociali Politiche e Antropologiche" di Amendolara Marina). L'articolo è corredato con n.3 foto di Amendolara.
Le liste contrapposte alle elezioni amministrative di Amendolara erano due:
<<Insieme per cambiare>> (simboleggiata con una campana sonante) capeggiata da Maria Rita Acciardi con 16 candidati: Felice Cirigliano, Giuseppina Ferrara in Oriolo, Franca Fittipaldi in Caliandro, Assunta A. Gallicchio in Saracino, Francesco Gentile, Domenico Gerundino, Rocco Gerundino, Nicola Grisolia, Anna Isabella Lacanna, Antonio Laviola, Mario Marino, Mario Mundo, Vittorio Pitrelli, Salvatore Ant. G. Rago, Pierino Salerno, Isa Vitolla;
<<Partecipazione>> (simboleggiata con l'Arco di S. Marco e gente intorno) capeggiata da Franco Melfi con 16 candidati: Vincenzo Gerundino, Antonio Cirigliano, Lucia Cupertino, Nicola Diego, Leonardo Golia, Antonio Laschera, Vincenzo Laviola, Caterina Lomartire, Rocco Luisi, Anna Marino, Francesco Martorano, Giuseppe Mitidieri, Leonardo Presta, Giuseppe Salandria, Mario Soldato, Francesco Zaccaria.
Gli eletti per la Lista n.1 <<Insieme per cambiare>>, oltre a Maria Rita Acciardi, sono risultato: Vittorio Pitrelli, Isa Vitolla, Mario Marino, Salvatore Antonio Rago, Francesco Gentile, Pierino Salerno, Anna Isabella Lacanna, Domenico Gerundino, Felice Cirigliano, Rocco Gerundino, Antonio Laviola.
Gli eletti per la lista n.2 <<Partecipazione>> sono risultati: Franco Melfi, Anna Marino, Caterina Lomartire, Lucia Cupertino, Vincenzo Gerundino.


www.amendolara.eu

maggio 2015

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