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SPECIALE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AD AMENDOLARA - 8 (1993)

Centro Studi per Amendolara



SPECIALE ELEZIONI AMMINISTRATIVE AD AMENDOLARA - 8 (1993)


IL TIRACCIO,
anno XIX, n.7, luglio-agosto 1993, p. 2.

Il dibattito sul voto di Amendolara

L'analisi del sociologo Rocco Turi
a Mario Melfi


Dopo una veloce analisi semiologica di questa lettera, l'ira verso gli altri e la delusione, scaturita da aspettative mancate, rappresentano il primo messaggio che da essa traspare. Si tratta di sentimenti che costituiscono utile oggetto di studio sulla conflittualità e la devianza, su cui chi risponde è personalmente impegnato.
Oltre alla stravaganza del testo, alla prosa non chiara in alcuni tratti, alle contraddizioni e alle ingenuità presenti in parti dello scritto, l'altro aspetto interessante è che, in un momento di irripetibile lucidità, il lettore, assalito da un atroce dubbio, si chiede: "avevo gli occhi bendati?". Poi, attraverso un torrente di parole, dopo aver tirato in ballo la professionalità sociologica, la serietà e l'onestà intellettuale di chi scrive (che solo per ora sorride e lascia perdere), il lettore tesse con enfasi le lodi del suo "amato paese" addirittura con un'allucinante comparazione con l'America del Nord: avrebbe senso una replica?. Del resto gli aspetti più significativi e interessanti, trattati nell'analisi del voto amministrativo di Amendolara, apparsa sul precedente numero del Tiraccio, non sono stati per nulla confutati per cui non avrebbe alcun senso dare una risposta al lettore, che ha scritto per soffermarsi su altre questioni piuttosto banali o insignificanti sul piano sociologico. La risposta a questo intervento - perciò - è giustificata unicamente dal tono plumbeo e inatteso con il quale il lettore ha voluto esordire.
Nella migliore delle ipotesi, il ricorso all'America del Nord in antitesi ad Amendolara può solo far - diciamo così - disperare coloro che possiedono il senso della misura. Peraltro questa lettera non sorprende: più che della carità e della fiducia riferite dal lettore è sintomatica della megalomania, dello sciovinismo e dell'individualismo degli amendolaresi, passioni smodate di buona parte dei cittadini di cui ci si è già occupati nelle pagine del Tiraccio.
Di fronte a ciò che scrive il lettore offeso di Amendolara forse non ci sono numeri, statistiche o dati che possano fargli cambiare opinione. Forse non vale per il lettore, ma per gran parte degli amendolaresi il cambiare opinione appare un aspetto negativo e deleterio - non apprezzabile - del proprio carattere. Perciò l'amendolarese non cambia con facilità i propri convincimenti; non li cambia quasi mai... Con coloro che restano convinti dei ritardi atavici della comunità, un paese chiuso ad ogni influenza esterna e interna e soprattutto alle critiche, peraltro costruttive, se ne potrà riparlare in una successiva edizione del Tiraccio.
La difficoltà di constatare l'abiezione di Amendolara non è soltanto una questione di "occhi bendati" ma di assoluta carenza di strumenti scientifici, che scaturiscono dalla specifica professione sociologica, per la comprensione di un fenomeno sociale regressivo, ormai estremamente chiaro da oltre un secolo. Di questo, però, non essendo competente, il lettore non ha alcuna colpa. Per comprendere il fenomeno dovrebbe sacrificarsi un bel pò: studiare e continuare almeno a leggere il Tiraccio e poi aggiornarsi sulle analisi del Centro Studi Ricerche Sociali Antropologiche Politiche di Amendolara Marina, associato al SoIS, Società Italiana di Sociologia.
Fare una analisi sociologica non è come fare un comizio. Non se ne dolga perciò il lettore per una risposta facile a rilievi non proprio gentili. L'amicizia, però, è ben altra cosa e non dovrebbe mai essere intaccata con espressioni di poco garbo, che nella presente risposta sono messe decisamente al bando. L'etica professionale lo impone. Un consiglio al lettore: mai affrontare le polemiche sul piano personale. Basta dire che non si è d'accordo sulle questioni e spiegare i perché
Visto come vanno le cose, per ora è difficile pensare che la patina di provincialismo medioevale davvero oscurantista, esistente ad Amendolara, possa essere rimossa prima del nuovo millennio. Ecco che dopo le elezioni amministrative del 6 giugno la cruda realtà delle fazioni continua a mietere vittime. Tuttavia c'è chi, come il lettore, ancora non si è accorto di nulla. Le lotte intestine, le inimicizie colpiscono anche i ragazzi e gli studenti; le feste che li riguardano alla fine dell'anno scolastico vengono annullate per delusione e tristezza. La devianza che annida fra i ragazzi e gli studenti in Amendolara viene rimossa o non vista a causa degli "occhi bendati" cui si riferisce il lettore. La degradazione della cultura e del senso civico ignorati.
Oggi viene fuori l'anima vera di questa Amendolara, una Amendolara che di giorno in giorno fa un passo indietro; una Amendolara da buttare; una Amendolara da ri-concepire e da ri-fondare. Dopo l'uscita dello "Speciale Elezioni Amendolara" del Tiraccio emerge dirompente che, anziché stimolare un dibattito civile, anche le pagine di un giornale servano ad alimentare ancora ostilità nel paese, sguardi odiosi, sentimenti di avversione finanche fra amici, amici antichi e amici d'infanzia, come se una sacrosanta, evidente e razionale critica alla cultura dominante vecchia di un secolo, ma finalmente (si spera) rinnegata del paese, possa costituire attacco personale immanente. Ebbene, non c'è da meravigliarsi. Chi studia sulle fonti culturali scritte di questo paese sa che i sentimenti di ostilità e di acredine erano visibili al presente nel paese anche ai tempi dei fratelli Sisci: "
peccato che siano nati in un paese dove l'invidia e il malanimo crescono come le piante", veniva scritto sui giornali dell'epoca. Non solo. Basta leggere ciò che fu scritto all'inizio di questo secolo e anche più tardi. Così, quello che ora si dice sulla ridotta visione della società e delle cose, a proposito degli amendolaresi, diviene conferma inoppugnabile.
In questo paese il lassismo, l'apatia e la superficialità vengono nobilitate attraverso epiche narrazioni di radici fulgidi, elenchi di uomini illustri ed iniziative ordinarie di amministratori locali e costituiscono pure l'alibi del disimpegno. Non a caso gli amendolaresi vengono dipinti scherzosamente dagli abitanti dei paesi vicini come seduti al sole o all'ombra ad ogni ora del giorno sui gradini del cippo dedicato alla Croce del rione Borgo; non a caso la lettura impegnata e le spese culturali sono quasi zero; evitando di parlare di libri, non a caso non tutti spendono volentieri anche solo mille lire per un giornale - che accetterebbero gratuitamente con piacere. Ad Amendolara le spese culturali non vengono da tutti considerate importanti. Non è questo il segno di una società malata, lacerata, bizzarra, aberrante, deviante, anomala, anomica nel circondario altojonico? Cos'è questo se non degradazione e avvilimento della cultura? Dove scoprire l'impegno civile e quello per una visione più razionale e attendibile delle cose?
I campi da calcetto ed i piani regolatori, allora, non servono più a nulla o sono poca cosa se i valori morali e della civiltà vera e non mistificatoria non vengono riconosciuti. Tuttavia, se proprio si vuol restare nel profano delle cose stimolate dal lettore, alla grazia della piazza di Amendolara - che, detta così, è solamente una categoria soggettiva - e alle supposte numerose opere pubbliche che costituirebbero per alcuni l'orgoglio dell'essere amendolarese, potrebbero essere meglio gradite informazioni sulla storia della piazza e pure un possibile elenco dei debiti comunali non estinti. Ma queste sono cose che non importano in questa sede, che però spetterebbe fare ai politici di professione. Per ciò che riguarda la piazza e il suo presunto fascino se ne potrà discutere in futuro non già sulla base dei concetti soggettivi, ma su quelli rigorosamente oggettivi.
E poi, ammesso che ad Amendolara ci siano tutte le cose (descritte con toni trionfalistici, come se fossero monumenti nazionali) elencate e siano gradevoli le pizzerie - di cui sarebbe apprezzato conoscere l'indirizzo - e il lungomare (?) e la pulizia (non risulta), i marciapiedi e le strade nelle campagne (era ora!), le presunte scuole attraenti e le altre finezze descritte dal lettore, cosa intende significare? Che, altrimenti, i cittadini avrebbero dovuto ancora accettare di vivere come ai tempi del povero maestro Vincenzo Sisci - anni cinquanta - allorché era costretto a insegnare a cinque classi all'interno di un'unica aula, ricavata in un deposito di Amendolara Marina?. Ciò che è avvenuto ad Amendolara è crescita fisiologica. Non vi sono meriti.
Non servono gli elenchi della presunte belle cose, non serve il numero, non serve... Servono la qualità complessiva della vita, lo stile, i valori della civiltà e della morale - tutti insieme - per realizzare la cosiddetta "desiderabilità sociale", che qui è affatto assente. Creda a questo, il lettore!
Nel precedente servizio sul Tiraccio, che ha suscitato la reazione del lettore, si parlava di scelte clamorose e di svolta per la palingenesi di Amendolara, ma per ora forse non servono. Se il nuovo sindaco farà un solo passo per ricompattare sul piano civile e sociale una comunità disgregata e ghettizzata in mille caste avrà fatto già molto, moltissimo. Certo, può essere apprezzato l'impegno personale per la costituzione di una squadra di calcio che - però - molti hanno solo giudicato come una delle strategie politiche del suo presidente. Tuttavia, non basta solo giocare al calcio: quel piccolo nucleo di ragazzi soddisfatti per aver acquisito esperienze di vita in giro per la regione, dovrebbe costituire il germe della socializzazione e della civilizzazione da trasferire nelle famiglie - se non è stato possibile il contrario - e nella comunità più ampia, che ancora nessun componente della squadra ha mai tentato di stimolare. Altrimenti a cosa serve il solo giocare e poi, magari, vincere?
Se questa aggregazione potrà essere guidata realmente da chicchessia verso i valori dell'onestà, della correttezza, della fiducia, del senso di responsabilità, dell'amore, della carità e della giustizia - così come dice il lettore - sarà già meritevole di elogio perché ad Amendolara, su tutto, è necessario ri-partire da zero. Se a tale azione parteciperà con successo il neo sindaco, sarà già questa un'azione clamorosa, anche se le autentiche scelte clamorose e di svolta sono ben altre in una società meno conflittuale. In tale contesto, perciò, non ha alcun senso parlare di imprenditoria, di oculato sviluppo, di ricette, di "nuovo" che si afferma, di fattività e capacità del sindaco, di privato come protagonista dello sviluppo, di Municipio che offre strutture e propizia occasioni, così come dice il lettore. Sono altre cose, queste. Sono cose che - se possibili - devono essere costruite su un modello di società sana che ad Amendolara non c'è. Se i cittadini di Amendolara riusciranno ad amarsi, se gli amici d'infanzia avranno il coraggio di guardarsi negli occhi e sorridere senza fazioni e stimarsi e ricordare i giochi e le origini povere e poi lavorare insieme intorno ad un unico progetto sarà un primo risultato, ma solo l'inizio di un cammino lungo a cui non potranno astenersi neanche i nuovi residenti. Solo allora si potrà essere più immanenti e arzigogolare - come fa il lettore - su progetti politici; solo allora potrà essere compreso che il tempo perduto in questi anni sarà recuperato a vantaggio delle future generazioni amendolaresi.
E' necessario che le istituzioni amendolaresi siano davvero imparziali e popolari e non settarie come hanno dimostrato fino ad ora. E' necessario che tutti abbiano la consapevolezza dei mali che affliggono questo paese. Ma per ora nessuna speranza. Per tale ragione chi scrive ha accettato l'invito del direttore del Tiraccio nel dare il possibile contributo. Per questo è sorto il Centro Studi Ricerche Sociali Antropologiche Politiche di Amendolara Marina: per amare il paese non solo ad occhi bendati. L'invito di collaborare con il Centro va a tutti, in particolare agli amici antichi, a quelli d'infanzia, ai giovani, ai ragazzi sui quali - al di là dei condizionamenti familiari e ambientali - viene riposta una decisa aspettativa. Come ci si può accontentare di questa società amendolarese per il futuro dei suoi bambini? Si è proprio certi che le famiglie non hanno nulla da recriminare, da rimproverare, da lamentare?
Il Centro Studi di Amendolara Marina offre il proprio impegno e la propria competenza nel concorrere alla rinascita del paese e confronta le opinioni: lo farà sempre al costo di zero lire anche se dovrà sopportare dei gravami perché non intende far parte di alcun "libro paga" ed esserne condizionato, ma intende lanciare uno stile; intende essere immune da particolarismi e clientele (altro che tifoso!) e poi credere liberamente nella coscienza positiva e nella palingenesi della comunità locale o non credervi se, dopo il lavoro svolto, nulla accadrà.
Il Centro Studi Ricerche Sociali Antropologiche Politiche (via Nazionale n.47, Amendolara Marina) chiede unicamente gesti di solidarietà a quanto spiegato fra queste righe. Una lettera, una cartolina, una firma, una telefonata, un gesto di assonanza bastano per collaborare a questo processo palingenetico per il futuro delle giovani generazioni di Amendolara. Che sarà impegnativo ed entusiasmante.
Pertanto non verranno mai più date risposte a lettere polemiche o di sfida o di rivalsa, se non all'interno di un dibattito costruttivo; saranno date risposte solo ad interventi da cui traspaia la presa di coscienza della degradazione amendolarese e la estrema correttezza nel collaborare per la rinascita del paese a cui nessun cittadino dovrebbe astenersi.
A questo difficile lavoro non dovrebbe rinunciare la Chiesa a cui il Centro Studi di Amendolara Marina rivolge un pressante appello. Sarebbe necessario che il giovane parroco di Amendolara Marina don Saverio Viola - che in una significante omelia ha già mostrato con chiarezza di percepire i mali che avviluppano la comunità - dedichi molto del suo tempo al recupero morale, etico, sociale e civile del paese. Il recupero della tradizione religiosa è ancora più difficile da realizzare. Appare necessario perciò che i sacerdoti di entrambi le parrocchie di Amendolara acquisiscano la consapevolezza che uno speciale sinodo parrocchiale straordinario di lunga durata non possa più essere procrastinato e che il Vescovo di Cassano Andrea Mugione lo prepari e lo autorizzi.

Rocco Turi, Sociologo della devianza, Università Cassino



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maggio 2015

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