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Un estratto da "Storia di Amendolara"

Centro Studi per Amendolara



ITALIA INTELLETTUALE, anno XXXIII, n. 74, p. 10, gennaio-giugno 1980.
Un estratto da "Storia di Amendolara".
Di Rocco Turi


Da più parti mi è stato richiesto di pubblicare un estratto dello studio sul mio paese natale. Tale ricerca verrà pubblicata sul volume "Ricognizione sullo spazio urbano e suburbano di Amendolara, in provincia di Cosenza" e comprenderà circa duecento tavole di opere grafiche inedite.
Ecco alcuni dati di questa ricerca:
Nel 1239, al tempo di Papa Gregorio IX, Federico II proibì ai baroni di tenere torri difese da soldati e stanziò dei fondi per il restauro dei castelli del Regno, fra cui quello di Amendolara.
Uno dei primi Signori di Amendolara fu Gizzolino della Marra. Infatti dai "Registri della cancelleria Angioina", i cui originali andarono distrutti durante la seconda guerra mondiale, il documento n.359 dice che Signore del Castello di Amendolara ed Oriolo fu Giozzolino della Marra il quale ottenne dal Re che Corrado de Amicis (il quale aveva occupato i castelli di Amendolara ed Oriolo, per cui Carlo I d'Angiò aveva ordinato con decreto del 30 gennaio 1269 al Giustiziere di Val di Crati di riprendere i detti castelli, occupati da Corrado de Amicis, e di citare costui davanti alla Magna Curia per risarcimento danni - doc. n.276) "gli presti omaggio pel feudo" che Iozzolino possedeva nel casale di Amendolara.
Il doc. n.815 ci fa sapere che il Re concesse a Iozzolino della Marra il casale di Amendolara, in valle di Crati e terra Jordana, che si trova in territorio del Castello di Oriolo, che gli fu concesso insieme al casale di Roccette (1269). Il doc. n.6 ci fa sapere che a Iozzolino, Signore di Amendolara, successe Bertoldo della Marra, suo figlio, sposato con Giovanna, figlia di Tommaso Barone, tedesco. Possesso confermato dallo stesso Bertoldo, donatogli da Iozzolino della Marra, suo padre (doc. n.83 Datum Neritono, XV febrari II ind.). Iozzolino della Marra fu maestro razionale della Magna Curia e si legge fra i baroni di Terra d'Otranto di quell'epoca.
Possedeva in Ravello un magnifico palazzo. Andò in aiuto di Re Manfredi contro il Papa Clemente IV (1265-1272) con sette cavalli. Fu anche consigliere e familiare di Carlo I d'Angiò, Re di Napoli e di Sicilia.
Il doc. n.327 ci riferisce, in modo quasi incomprensibile, quanto segue: "Si è scritto a tutti… a Iozzilino della Marra… supplicò che, quando fra lo stesso, in parte della porzione di suo figlio Bertoldo, da una parte, e Giovanna figlia di Ruggero di Amendolara in favore della parte di sua figlia Elena, assunta da un certo Toma de Barono, teutonico, marito della stessa Giovanna, il quale si allontanò dal nostro Regno dopo la Battaglia di Benevento, a causa di un nostro editto pubblicato da Tusci, non dovendo né i teutonici né i lombardi indugiare per un certo tratto nel nostro Regno di Sicilia, dall'altra parte, quando per i beni mobili che non eccedono 150 once d'oro, altrimenti le parole avute circa la contrattazione di un matrimonio ci asteniamo dal prestare il nostro assenso intorno a queste cose, quando secondo il modo e la forma e per le condizioni infrascritte tenute fra di loro, cioè… poiché lo stesso Iocellino per il casale di Amendolara situato nella giurisdizione della valle Grati… da poco tempo concesso allo stesso Iozzolino per mezzo della nostra eccellenza… d'accordo… al detto figlio Bertoldo… e da possedersi dal medesimo Bertoldo e dai suoi eredi… se però il medesimo Bertoldo dovesse morire detto casale di Amendolara ritorni ai figli legittimi non abbandonati presso… la proprietà del predetto Azzolino e dopo la morte delle stesso Iocellino ritorni alla proprietà "Corrado degli Amici" e Rinaldi di Castrocucco mil. … poiché la detta fedele Giovanna fu ed è proveniente da una famiglia di fedeli… allo stesso matrimonio secondo il modo e la forma e condizioni sopra dette; concediamo verso esso benevolo assenso, poiché piaccia all'una e all'altra parte. Scritto a Ogento il 21 febbraio, II dichiarazione. Reg. 18 - f. 190.
Documento n.473 (1270-1271): A favore di Iozzolino della Marra, maestro contabile della Grande Curia, padrone del Castello di Oriolo, un incarico di assicurazione da parte di Corrado de Amicis in compenso di un feudo che possedeva nel casale di Amendolara. Dato a Palermo il 12 dicembre, XIV indizione, Reg. 6 - 187 (1270).
Documento n.961. Una provvisione a favore di Iozzolino della Marra, maestro contabile della Regia Curia, a favore dei parenti a familiari riguardo una quantità di vino prodotta dal suo casale di Amendolara, Reg. 13 - f. 35.
Documento n.274 (1275-1277): Carlo, principe di Salerno, per ordine del Re, ordinò al giustiziere di Calabria, che né i baroni né i feudatari della sua giurisdizione che possiedono feudi lungo il litorale, permettano di tenere vascelli negli stessi luoghi e di fare che i medesimi vascelli siano gravati di pesanti tasse. E insieme con i predetti il giustiziere trascrive i predetti nomi dei baroni e dei feudatari della Curia dello stesso vicario a cui invia in merito lettere di risposta.
I predetti nomi dei baroni erano i seguenti: Guglielmo di Amendolia, padrone di Amendolia. Reg. 2 - f. 28, 170, t. 171…
Nel 1302, ai tempi di Papa Clemente V e di Marco Vescovo di Anglona-Tursi, magnifico Signore di Amendolara fu Giovanni Patavino.
Nel 1310 il clero di Amendolara doveva pagare alla Città del Vaticano, come decime, tareni 12. Le decime erano le tasse spettanti al Vaticano sui redditi degli ecclesiastici appartenenti al clero periferico.
Oltre ai "Registri Angioini", durante la seconda guerra mondiale furono distrutti anche gli importantissimi "Registri della cancelleria Aragonese" dai quali è stato possibile recuperare un documento del 1456-1457, tempi di Papa Callisto III.
Da questi fogli, che si riportano integralmente, si può notare quanto sia stato importante in tale periodo, il commercio del sale per il quale bisognava pagare esose tasse:
"Foglio 17, testo 165. Amendolara, 15 ottobre, 15 dichiarazione. Io Andrea di Porto, luogotenente del magnifico Renzo de Afflitta tesoriere del ducato di Calabria ricevo da Amendolara 42 ducati da Marco Sabino e furono alfonsini 2 e ducati veneti 6 e il resto moneta e… per il sale di settembre dell'anno corrente e per loro precauzione abbiamo fatto questa scrittura. Ducati 42, tar… gr…".
"Documento n. 242. Amendolara, 26 novembre, 5 dichiarazione. Io Andrea di Porto, luogotenente del magnifico Renzo de Afflitta regio tesoriere nel ducato di Calabria, abbiamo ricevuto da Santo Angelo e furono in moneta e ciò per il sale di settembre dell'anno in corso e a loro cautela abbiamo fatto questa scrittura. Ducati 29, tarì 2, grana 10".
Altre tasse bisognava pagare per i cosiddetti "foculeri de Natale":
"106… Ricevo da Amendolara per mano di Pizosimo di Giordano ducati 55 i quali ducati 55 in alfonsini 1 e ducati veneti 7 e il resto in moneta per i "foculeri de Natale" del presente anno".
"207… Amendolara. Ultimo giorno della 5 dichiarazione in Cosenza. Io Francesco de Alessandro luogotenente del magnifico Renzo de Afflitta regio tesoriere del ducato di Calabria ricevo da Amendolara per mano di Antonello Pantarino ducati 21, tarì 2, grana 5 e furono in alfonsini 1 ducati veneziani 4 e il resto in moneta per i "foculeri de Natale" del presente anno Ducati 21, tarì 2, grana 5".
Nel 1469 (Papa Paolo II) Ferdinando I d'Aragona proibì di esigere il pedaggio da vari luoghi, fra cui Amendolara.
Quanto sia stata prepotente la presenza baronale in Calabria lo si può notare leggendo un raro documento di Carlo de Freda. Nel 1561 i baroni avevano la possibilità di vendere il feudo e quindi i sudditi. Ce ne rendiamo conto leggendo il memoriale al vicerè da parte della "Università" di Amendolara, il cui feudatario Cesare Pignatelli, per odio contro il paese, che non aveva voluto cedere in una lite, lo aveva venduto a Fabrizio Pignatelli, marchese di Cerchiara "persona più potente e terribile": ora a ricattare la popolazione di Amendolara e a minacciare gli uomini era un Signore "ancora più feroce del suo predecessore".
Nel 1596, Signore del Castello di Amendolara era il Marchese di Sacro della famiglia dé Carasi Napolitani. Da una descrizione dell'epoca si legge: "… Amendolara, due miglia propinqua il mare. Forse fu talmente detta dalla grand'abbondanza di mandorle, che produce il territorio di esse, che parimenti produce buoni vini…".
Nel 1615 fu eretto il tempio dedicato alla BMV Concezione ora detto Cappella di Santa Maria.
Nel 1662 terminarono i lavori del Convento dei Padri Domenicani; infatti il portale della Chiesa reca l'A.D. 1662, mentre la porta, ora murata, che si trova accanto a quella principale conserva un architrave che segna la data MDCXVIII.

Confrontando le date si desume che la parte di costruzione risalente al 1618 fu ampliata anche negli anni successivi, fino a concludersi nel 1662.

Nel 1627 il feudo di Amendolara, posseduto dai Signori Sanfelice e Castrocucco, passò per cinquantamila ducati a Gian Giacomo Pignatelli, Duca di Bellosguardo.
Anno 1681. Rinchiuso nelle carceri di Amendolara Giulio II Acquaviva d'Aragona perché aveva attentato alla vita di Giuseppe Mazzella, Signore di Conversano; fu liberato successivamente e divenne Conte di Conversano succedendo al fratello, il Conte Giangirolamo III Acquaviva d'Aragona, che, morto senza prole il 6 settembre 1681 nel Castello di Amendolara, mentre da Bisignano, dove era stato in visita al suocero - il principe di Bisignano - si recava a Conversano, lasciò il contado di Conversano con tutti i diritti e i titoli di primogenitura, come da insegnamento avuto dal detto principe di Bisignano.
Nel 1703 Amendolara non era superiore al numero di 150 fuochi. I fuochi rappresentavano le famiglie. Le pubblicazioni che segnavano le numerazioni dei fuochi, accanto alla voce Amendolara indicavano un segno di croce che significava la presenza di camere riservate. Amendolara era uno dei pochi paesi contrassegnato da questo segno. Secondo la vecchia numerazione i fuochi erano 150 ma seconda quella nuova, appunto del 1703, erano solamente in numero di 89. All'epoca la località di Roseto segnava, secondo la numerazione nuova, un numero inferiore di fuochi rispetto a quello di Amendolara.
Nel 1745 l'abate F. Sacco scriveva: "… Amendolara. Terra nella provincia di Cosenza, ed in diocesi di Tursi e Anglona, situata sopra un piano elevato, d'aria salubre, e nella distanza d'un miglio dal mar Jonio, e di cinquanta in circa dalla città di Cosenza…". Feudo della Famiglia Pignatelli, Duchi di Monteleone. Si produceva vino, capperi, legumi, cimino, anaci e altro.
Nel 1795 Amendolara apparteneva in feudo sempre alla casa Pignatelli; la popolazione era di 1039 abitanti.
Da una cartina geografica dell'epoca, incisa da Giuseppe Maria Alfano si nota chiaramente che aveva notevole importanza la località di Notarianni, masseria ora detta Tarianni il cui attuale proprietario è Giorgio Acciardi.
Nei pressi di questa località, dalla cartina di Giuseppe M. Alfano si nota che vi era un lago, di cui non si hanno altre notizie se non leggendo "Istoria dei fenomeni del tremoto dell'anno 1783" da cui a pag. 485 si rileva che nell'anno 1319, nella detta località vi era effettivamente un laghetto.

Osservando attualmente l'orografia del terreno sembra inverosimile che nel 1319 vi fosse un lago. D'altra parte, anche le cartine dell'epoca non posseggono un elevato grado di attendibilità per cui le informazioni che da esse vengono desunte richiedono sempre verifiche più documentate.

In Amendolara vi erano due razze di cavalli indigeni ora estinte. La prima, forse la migliore, era la cosiddetta "Andreassi di Amendolara". Erano cavalli piccoli, ben fatti e forti, non molto agili al moto. Mancavano di padre. La seconda razza era la cosiddetta "Marchese di Amendolara", cavalli di taglia e mediocri, generalmente mal fatti. Razza distrutta dai briganti.
La parrocchia di Amendolara, dove si poteva ammirare una Croce d'argento sbalzata del XV secolo successivamente rubata, era dedicata a Santa Margherita e la Chiesa era sotto l'invocazione di Santa Caterina. La cura spirituale era affidata a un arciprete curato. La popolazione era di 1064 abitanti. Vi si producevano vettovaglie di vario genere, frutta varia, agrumi, ortaggi, olio, mandorle, carrube, ghiande e vi era molto pascolo per il bestiame.
L'abate Sacco riferisce di Amendolara come l'antica Peripolio: evidentemente, secondo gli studi di oggi, il Sacco ha commesso un notevole errore. Infatti l'antica Peripolio è da ubicarsi presso l'attuale fiume Amendolea di Condofuri in provincia di Reggio Calabria. Questa tesi viene confermata anche da G. Del Re in "Descrizione del Regno di Napoli". Ritengo quindi che l'errore possa essere nato dalla assonanza Amendolara-Amendolea.
E' del 1830 il primo documento che dimostra come il primo studioso che ubicò in Amendolara la Statio ad Vicesimum della via consolare romana fu Giuseppe Del Re. Il Del Re pone la Statio ad Vicesimum sul sito dell'attuale masseria Lista (proprietà Dora Tucci), a giudicare dal gran numero di reperti emersi dalla necropoli. Successivamente tale studio fu ripreso dal Lenormant, il quale scrive: "Amendolara sostituì la Statio ad Vicesimum dell'itinerario d'Antonino, situato a 24 miglia da Eraclea e a 20 da Thurio".
Inoltre, al contrario di quanto ritiene il Lenormant, il quale identifica la città di Lagaria presso la foce del fiume Kylistaros (il Lenormant riconosce nel fiume Kylistaros l'attuale torrente Saraceno) e cioè nell'attuale Trebisacce;
al contrario di Luigi Grisolia in "Calabria da scoprire", il quale riferisce che la città di Lagaria, nominata da Plinio e Strabone e secondo la leggenda fondata da Epeo, costruttore del cavallo di Troia, dovrebbe porsi in territorio di Francavilla Marittima;
al contrario del dott. Vincenzo Laviola il quale identifica la città greca Lagaria con la città scoperta in località S.Nicola in territorio di Amendolara;
il suddetto Del Re, nell'identificare il fiume Kylistaros nell'attuale torrente Raganello, nei pressi di Sibari, afferma, nel paragrafo "Topografia della regione Siritide o Eracleotide" che la città Lagaria è posta in località nei pressi di Nocara, in Alto Jonio, e rientra nel territorio compreso fra Thurio ed Eraclea come tramanda Strabone il quale, al tempo in cui scriveva, riferiva di Lagaria come una località produttrice di un vino "eccellente e leggero, ed i medici romani ne prescrivevano l'uso agli infermi" (Lenormant), vino ancora oggi prodotto in questa località. L'ubicazione di Lagaria nei pressi di Nocara è confermata inoltre nell'"Atlante corografico del Regno delle due Sicilie" del 1856.

Anche nella sala delle carte geografiche del Vaticano viene indicata una Lagaria che si lascia interpretare in maniera capziosa. Ma la città di Lagaria viene rivendicata da numerose altre località. A Valsinni (cfr. IL GIORNALE, 17 ottobre 2011), in provincia di Matera, addirittura, si ritiene che vi siano ancora le tracce delle antiche mura. E' indubbio che una cartina geografica, realizzata a posteriori sui ricordi dei viaggiatori dell'antichità, non sia sufficientemente attendibile. D'altra parte, alla luce delle conoscenze attuali sembra impossibile stabilire l'ubicazione della città greca di Lagaria, anche se, a giudicare dal livello scientifico delle pubblicazioni finora realizzate, si può concludere che il volume più autorevole, fino ad ora pubblicato, è curato dal CNR - Consiglio Nazionale delle Ricerche.
Questo volume, supportato anche da un'antica carta geografica, attribuisce all'attuale comune di Nocara le maggiori probabilità di essere associato all'antica Lagaria. Solo uno studio asettico di ricerca archeologica concreta, in grado di spiegare e confutare con argomenti inoppugnabili, potrebbe prevalere sulle conclusioni dei ricercatori del CNR. Alla luce delle attuali conoscenze e dell'autorevolezza del CNR, pertanto, la ricerca più accreditata attribuisce a Nocara l'antico sito di Lagaria.
D'altra parte, se Lagaria fosse davvero individuabile in Alto Jonio dopo i secoli che sono passati, sarebbe comunque un patrimonio di tutti, oltre i campanili.
(Lo studio del Consiglio Nazionale delle Ricerche verrà pubblicato interamente in questo sito). (RT)

Nell'"Atlante corografico del Regno delle due Sicilie, inoltre, sulla "pianta della provincia di Calabria citeriore" si nota chiaramente come Amendolara era di gran lunga più popolosa e più importante della località di Trebisacce.
Nel 1848 Padre Giosuè da Longobucco fece erigere una piccola stele in prossimità del Convento dei Padri Domenicani. La Chiesa annessa a tale Convento, rimaneggiata successivamente, è molto bella ma ora è abbandonata e si spera che le autorità competenti provvedano ad un radicale restauro. Tale chiesa godeva il beneficio di un monte frumentario, fondato nel 1852.
Secondo il censimento del 1862 la popolazione di Amendolara era di 1446 abitanti, di cui 714 maschi e 732 femmine; la sua guardia nazionale era di 126 militi (106 attivi e 20 di riserva); la mobilizzazione di 23 militi.
Gli elettori politici di Amendolara, iscritti nelle liste elettorali di Cassano Jonio, nel 1863 erano 27. L'Ufficio Postale era a Castrovillari. Per il dazio consumo, Amendolara era comune di 5 classe; era sede di una giudicatura di Mandamento nella giurisdizione del Tribunale di Circondario, di un ufficio demaniale e di un ufficio per le gabelle.
Nel 1930 Amendolara era ancora capoluogo di Mandamento nel circondario di Castrovillari, da dove dista 51852 metri a greco. Abitanti: 2294.
Vi si tengono due fiere mercato citate nelle pubblicazioni del secolo scorso: la prima nella domenica ultima di Aprile, in coincidenza dei festeggiamenti di San Vincenzo e la seconda il 4 di Agosto, in ricorrenza di San Domenico.
Fino all'inizio del secolo vi partecipavano commercianti provenienti da tutto il meridione per trattare prevalentemente affari in tele, lino, cotone e bestiame. Le suddette fiere, anche se meno importanti, richiamano ancora tutta la popolazione delle campagne che vi partecipa, prevalentemente, per la preparazione del corredo da sposa da dare alle proprie figlie. Nel secolo corrente una terza fiera dà la possibilità di trattare affari in bestiame: quella della Madonna della Salute che si tiene l'ultimo sabato d'Agosto.
A circa due chilometri dal centro abitato di Amendolara vi è una interessante area archeologica di cui il dott. Vincenzo Laviola è un appassionato.
Le traduzioni dal latino sono state curate dal prof. Caligiuri di Amendolara.

Bibliografia: - F. Ughelli, Italia Sacra; Dizionario Corografico illustrato dell'Italia; G.B. Pacichelli, Regno di Napoli in prospettiva; Candida Gonzaga, Famiglie nobili meridionali; D. Vendola, Rationes Decimarum Italiae; Galanti, Descrizione delle Sicilie; Leandro Alberti, Descrittione dell'Italia; U. Caldora, Calabria Napoleonica; F. Sacco, Dizionario Geografico del Regno di Napoli; Vocabolario Melzi, 1930.


ITALIA INTELLETTUALE è la rivista trimestrale di lettere e di varia cultura, organo della federazione italiana "Liberi intellettuali" (F.I.L.I.).


L'articolo in ITALIA INTELLETTUALE è illustrato con alcuni disegni originali di Rocco Turi: la Torre Spaccata a p. 10 e i ruderi del Castello, un diverso disegno della Torre Spaccata e l'Arco di San Marco a p. 12, realizzati nel 1978 su un unico foglio bianco bristol, nelle dimensioni 70cm x100cm.


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luglio 2012



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