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Un medico con la passione per il mondo antico


Un medico con la passione per il mondo antico

Amendolara, località dell'Alto Jonio Cosentino da cui si domina il golfo di Taranto da Capo San Vito a Punta Alice, è stata nell'antichità, culla di civiltà, le cui vestigia sono oggi conservate nel museo intitolato a Vincenzo Laviola, ubicato in Piazza Giovanni XIII.
Negli anni cinquanta, grazie alle ricerche archeologiche da parte del medico, storico ed umanista Vincenzo Laviola, si forma il primo nucleo dell'attuale museo.
I reperti sporadici ritrovati sul piano di campagna vengono esposti in un'aula della scuola media e poi nella scuola elementare, finché il Comune non concede dei locali e si crea così un vero e proprio antiquario, ove si recano studiosi, scolaresche e turisti.
Sotto la guida della Professoressa Juliette de la Genière dell'università di Lille, che collabora con la Soprintendenza Archeologica della Calabria, si effettuano scavi e ricerche, si restaurano corredi tombali, si scelgono i reperti più significativi, si allestiscono pannelli illustrativi e punti informatici. Al termine di tutto questo lavoro, il 21 giugno 1996, viene inaugurato nella nuova ed attuale sede, alla presenza di autorità civili, religiose e culturali, un museo archeologico statale.
Un semplice e lineare percorso didattico illustra le civiltà che si sono sviluppate e susseguite nel territorio di Amendolara, senza tralasciare i riferimenti che le legano a quelle di altri territori vicini e lontani. In questo modo i visitatori possono avere notizie sui comportamenti, le situazioni economiche e sociali, gli usi ed i costumi, e in generale la vita dei popoli che si sono susseguiti nella regione, dall'epoca preistorica, attraverso quella greca, romana, medievale, rinascimentale e così via, fino ai nostri giorni.
Il museo diventa così un centro di fruizione, di studi e di riflessione.
Interessante e rilevante è la rappresentazione in scala della planimetria di una parte della necropoli di Mangosa, detta anche "dell'Uomo Morto", con i disegni delle tombe numerate, chiuse ed aperte, e dei vari reperti nei punti in cui essi sono stati ritrovati al momento dello scavo; una rappresentazione che nei centri di raccolta di oggetti di pregio storico-artistico è rara, se non unica.
Interessanti sono anche i pannelli che illustrano le varie fasi della lavorazione della lana, un tipo di artigianato praticato nella Città greco-arcaica di S. Nicola o Lagaria, la coniazione di monete e il pannello che riproduce i ruderi e la pianta a croce libera o a quadrifoglio di tipo armeno di San Giovanni, esempio unico in Italia e raro anche in Grecia ed in Armenia.
Sono qui esposti i più importanti dei 350 corredi funerari che fanno parte della Collezione museale e che fanno di questo museo un esempio finora unico in Calabria per quanto riguarda la documentazione archeologica che va dall'VIII al VI secolo a.C.
Visitando il museo si ha così la possibilità di conoscere una parte molto importante del ricco patrimonio culturale calabrese; particolarmente interessante per le nuove generazioni che desiderano conoscere le civiltà passate per rivivere il presente in maniera consapevole e potersi consapevolmente proiettare nel futuro.
In questo modo la conoscenza delle gesta dei "Grandi" diventa occasione e pretesto per conoscere e riflettere sulla vita quotidiana di popoli che ci hanno preceduti nella storia.

Rocco Laviola



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