AMENDOLARA.EU - Foto, Video, Cultura, Tradizioni ed Eventi

Cerca

Vai ai contenuti

Vita quotidiana al Castello di Amendolara nel 1582

Centro Studi per Amendolara



IL RINNOVAMENTO, anno XVIII, numero 156-157, p. 1, gennaio-febbraio 1988.

La vita quotidiana nella nobiltà meridionale in un inventario del 1582.
Di Rocco Turi


Al fallimento del Banco Belmosto, avvenuto a Cosenza nel 1587, a cui Giulio Cesare Loffredo, barone di Amendolara, aveva fatto da garante per una quota del 4%, su un totale di 50.000 ducati (1), fece seguito un processo che portò alla scoperta dell'inventario che egli aveva dovuto redigere per legalizzare il suo avallo.
L'inventario del castello di Amendolara (2), descritto minuziosamente, i cui elementi costitutivi vengono qui interpretati e raggruppati per soggetto, è di seguito riportato. Esso rappresenta un elemento documentario di notevole interesse antropologico, soprattutto se si tiene conto della minuziosa descrizione che ne è stata fatta per ogni ambiente del castello, di cui vengono indicati puntigliosamente tutti i locali e le dipendenza (3).

A) Arredi per il letto e guardaroba:

un letto con spalliera e cinque tavole di abete, provvisto di uno sproviero (4) di panno giallo con frangia dello stesso panno, nonché una mantelletta e un cappelletto (5) con intorno una capisciola (6) di seta rossa: costituisce una vera e propria alcova con baldacchino;
- cinque letti con piedistalli di cui: uno costituito da quattro tavole piccole e due tavole grandi stagionate, tutte di abete; uno costituito da quattro tavole e sette pezzotti (7); uno formato da cinque tavole piccole e una tavola più grande, stagionata; due lettiere di cui una formata da quattro tavole stagionate, con piedi "della stessa lettiera" (8);
- quattro pezzi di trabacca (9) di noce con gli elementi di legno e di ferro della relativa armatura;
- un paio di "trastielli" (10);
- quattro colonnette di noce (11);
- uno "scarfaletto" senza coperchio (12);
- un coperchio di scarfaletto, di rame, vecchio;
- un paniere "de tenere renali" (13);
- cinque materassi di lana di cui quattro con fodera di panno bianco e uno con fodera a strisce colorate;
- un materasso bianco "con una pezza, lavorato con venato (giallo, verdastro oppure rosso scarlatto) pieno de lana";
- un materasso "lavorato con venato pieno de capizzi" (14);
- due sacconi (15) da letto di panno in lana, per servitori, vuoti;
- due sacconi pieni di paglia con strisce bianche e nere;
- una coperta di tela bianca, imbottita con la bambagia e ricamata "con filo ad arco" (16);
- una coperta di lana bianca con ricamo giallo, turchino e bianco;
- undici lenzuoli di cui due piccoli;
- alcune federe;
- tredici tovaglie;
- scampoli di tela;
- cinque banderuole di taffetà di cui una è verde e gialla ma stracciata e vecchia;
- un panno di taffetà "posto innanzi la figura della Madonna";
- uno strapunto "de galera" (17) di seta, color paonazzo, foderato con la tela rossa e imbottito con la lana;
- un "verducato" turchino di tela;
- una "farsata (18) di tela bastarda, lavorata in piedi et in capo a verga gialla e negra";
- quattro incerate per le finestre;
- un "telaretto usato dell'incerata" (19);
- una serie di capi di abbigliamento e di attrezzature per cavalcare e cacciare, fra cui una giacca a maglia senza maniche con colletto di raso verde a varie staffe (20);
- vestiti di panno orbace (21) "dell'illustre signore" con il morione (22);
- ventitré morioni di ferro;
- qualche altro capo di abbigliamento, indumenti e oggetti, non descritti.

B) Mobili e suppellettili:

un mobile grande di legno di pino con una alzata (23) a tre piani di appoggio;
- un "porta guarda sole, senza corna" (24);
- una sedia rivestita di velluto rosso;
- due sedie in noce "guarnite de velluto russo et frange de seta";
- una sedia piccola e bassa in noce rivestita di velluto rosso "lavorato in frange di seta del medesimo colore";
- una sedia piccola rivestita di velluto giallo con frange dello stesso velluto;
- sei sedie di legno di noce delle quali cinque rivestite in velluto verde con frange dello stesso colore;
- una sedia grande di noce, non rivestita e rotta;
- due sedie vecchie;
- otto sgabelli di cui sette "figurati con le armi de la casa" (25);
- sette scanni piccoli;
- una brosciata (26);
- una brosciata "guarnita de velluto torchino" con frange vellutate;
- un tavolo da cucina;
- un tavolo grande largo cinque palmi (27);
- una panca piccola in abete posta su due piedistalli (28);
- una panca sormontata da una tavola larga quattro palmi con piedistallo (29);
- un altro paio di "piedi di stallo" (30);
- un paio di piedi di sostegno;
- una mezza tavola fissa al muro sulla quale vi è appoggiata una mezza "salma" (31) di legna;
- due tavole fisse al muro per tenere "li calzoni";
- una pelle di pecora per rivestimento;
- una cassa "grande, veneziana, lavorata, musiata dentro et fora" (32);
- una cassa "da campo" foderata di "tela torchina et passamanetti bianchi", con serratura (33);
- una cassetta di legno di abete;
- una "cascia" (34) senza coperchio contenente "un paro de arme lavorate granate";
- uno scrigno rivestito esternamente di cuoio bianco e rosso per contenere arredi per il letto;
- una "cascia seu scrigno" ricoperta di cuoio e di tela verde cilindrata per contenere vari capi per il letto;
- uno "scrigno seu bauglio" ricoperto di cuoio e foderato di tela turchina;
- uno scrigno "inferriato" e ricoperto di cuoio nero (35);
- uno scrignotto piccolo e rotto;
- uno scrignotto in cui vi sono riposte "pochissime altre cose";
- un baule vuoto;
- uno scrittoio rettangolare con tre rivestimenti ed intarsiato <<in lo pede in modo di colonnetta vacante>>;
- una bilancia per la seta con un marchio di dieci libbre (36) che risulta "in potere del magnifico paulino, compratore della seta dell'illustre signore";
- una "cagia rotta per tenere uccelli" (37);
- qualche altro oggetto di arredamento, non descritto.

C) Oggetti vari:

una scatola con un agnus dei di vetro;
- due "fronde de lauro coperte de raso verde et gigliato de argento";
- due pettini;
- una spazzola con laccio di seta rossa;
- una cassetta piccola contenente tre coroncine per la recita del rosario "de rose secche";
- una medaglia de ottone;
- una "petra de latte" (38).

D) Giochi:

due "magli de trucco" (39);
- due palette di legno "da jocare a la palla" (40);
- un "maglio de ligno de joco a palla" (41).

E) galleria d'arte:

un quadro "di noce, con le fibie" lungo sei palmi e largo quattro;
- un quadro piccolo su tela "con la immagine di Nostro Signore con la Croce in spalla";
- quattro quadri grandi "con figure" in uno dei quali "vi sta posta la cena di Nostro Signore":
- un quadro grande "de noce con li pilastri de ferro con li piedi del medesimo ligname" e con due catene di ferro, lungo sei palmi e largo quattro;
- un quadro con molte figure, della lunghezza di circa palmi cinque per lato;
- un quadretto con li piedi, quale "nci sta uno scrittoio sopra, de noce" (42);
- cinque arazzi "usati con figure et foliagi" (43);
- un quadro con la Madonna.

F) Libri:

"La descrittione de tucta Italia" di Leandro Alberti (44);
- il secondo libro delle "prediche di fra' Cornelio" (45);
- "Sallustio";
- "Dio del ordine militare" (46);
- "De li homini illustri" di Valerio Massimo;
- "Cai Plinio Cecilio" (47);
- "Le istorie d'Eutropio";
- "Appiano Alexandri regis et aliorum fabulae, vita, gesti, costumi";
- "Lo salmista" (48);
- "La vita dei filosofi" (49);
- "Fidelis Adducio" (50);
- un altro libro "lo quale impara de cavalcare" (51);
- un altro libro de le "Guerre de Roma" (52);
- uno "Offitio de la settimana Santa" (53);
- "un altro libro" (54).

G) Cucina:

una serie di "piatti bianchi di Rossano" composta di 97 piatti piccoli, 29 medi e 32 grandi (55);
- due piatti grandi di peltro;
- due fiaschi di peltro "con le catene et coperchi";
- una "carrafa" (56) coperta di paglia;
- quattro bombili (57) "de acqua Montalvi Novi" (58);
- un barile vecchio "con lo boccaglio" (59);
- un setaccio di pelo";
- un canovaccio;
- uno staio (60);
- due coperchi per le giare, di cristallo;
- una tazza di cristallo liscia;
- una sottotazza di ceramica "di Faenza";
- un paio di gotti di cui uno è a campanello e uno "ad nave indorato" (61);
- quattro ventose;
- una pignatta "gallupalina" di medie dimensioni (62);
- quattro pignatte;
- due conche grandi, di rame;
- quattro tinozze piccole di legno "per tenere sarde" (63);
- un piccolo tino di creta "de tenere tonnina" (64);
- quattro pidanni (65) di olive bianche;
- due "pidanni pieni de vino cotto che poco ne manca";
- uno sportone con passoli dentro (66);
- un cesto grande con coperchio;
- due sporte "de vinchi" (67);
- un tinello con olive nere;
- due "fressore" (68);
- tre padelle delle quali una con coperchio;
- un cucumo (69) di rame;
- un imbuto grande di legno;
- un imbuto piccolo di legno;
- un imbuto più piccolo di rame;
- un imbuto da vaccinaro;
- due cucchiai fondi;
- due cucchiai forati;
- due cucchiai di ferro;
- cinque cucchiai di legno;
- un mestolo di creta;
- due scaldavivande;
- un trappito grande "lavorato" (70);
- due mortai di cui uno - di rame - è più piccolo;
- una graticola;
- un grattacaso (71);
- un panno di tela nera posto sul camino;
- un paio di alari di ferro per la cucina;
- un paio di alari di ottone;
- due ventagli grandi, probabilmente per il camino, "uno de penne et l'altro de carta";
- qualche altro recipiente, non descritto;
- qualche altro arnese, non descritto.

H) Frantoio:

ventidue "pile de tenere oglio, volgo detto pile, venute de terra d'Otranto" (72) delle quali quattordici sono senza coperchio e otto provviste di coperchio fatto di tavole. Fra quelle con coperchio una pila è piena di olio, una ne contiene un palmo, un'altra ne contiene tre ed una quarta è quasi piena mancandone non più di un palmo (73);
- una scaletta che serve "allo ponere et levare li ogli da li decti pile" (74);
- due stair "de oglio" (75);
- due otri (76) per l'olio;
- attrezzatura completa del "trappito" (77);
- qualche altro oggetto, non descritto.

I) Arnesi e prodotti:

una vecchia cesta "con un poco de lana dentro";
- una cesta con coperchio "piena de noczo de bambace" (78);
- una gavacta (79) per cardare il lino;
- un "maglio (80) de battere astraco, un ascone e una paletta, de fare bianco" per la preparazione del lino;
- sei mazzi di lino crudo;
- dieci tomoli (81) di orzo;
- quindici tomoli di grano (82).

L) Cantina:

tre botti da tredici barili (83) di cui due vuote;
- una botte da nove barili, vuota;
- una botte da dieci barili;
- una botte da sidici barili;
- una botte da ventuno barili;
- una botte da ventidue barili;
- quattro barili vuoti per il mosto;
- un "carriatello" da quattro barili (84).

M) Armi:

tre fucili "da scoppetta" di cui uno "a la todesca" e due "a la calabrese" (85);
- una lancia di ferro, appuntita;
- quattro lance senza ferro;
- una lancia spezzata;
- due zagaglie (86) provviste di punta di ferro;
- una alabarda (87) costituta da un'asta con frange di seta rossa;
- una alabarda senza frange;
- un archibugio (88) "in capo et in piedi con li fiocchi de filo torchino et bianco";
- due archibugetti (89) di cui uno con il fucile alla tedesca e il fodero di cuoio, l'altro più semplicemente è indicato come intarsiato "de osso";
- una scimitarra (90) "guarnita et indorata" con fodero di velluto;
- uno stocco (91) "con lo fodero de velluto nigro e grande e con lo pomo indorato";
- uno stocco "con guardia et pumo indorato" e con il fodero di cuoio vecchio e rotto;
- uno stocco "de home d'arme" con il fodero vecchio e senza impugnatura;
- una balestra "a torretta con la leva dentro lo teliero et con la pallottera" (92);
- una balestra "a pizone con la leva";
- una accetta;
- un coltello "seu storta" piccolo e con il fodero di cuoio;
- un coltello turchesco con fodero (93);
- un coltello con punta egualmente indorata e turchesca;
- quattro paia di "peczi de arme bianche guarnite de tucti pezzi";
- un coperchio "de fucile da scoppetta";
- una "scarda" di tavola "per tenere arme" (94).

N) Stalla:

frontiere e testiere per cavallo;
- cavezze;
- qualche sella;
- guarnimenti per la sella;
- morsi di briglia (95);
- una campana per le giumente, grande ma senza battaglio (96);
- un ferro per marchiare le giumente (97);
- una "scapola de cane con lo collaro";
- una striglia vecchia (98);
- tre trivici (99);
- tre barili di acqua;
- una tinella "de abeverare", di abete (100);
- un somaro senza coda;
- diciassette giumente (101);
- sette puledri (102);
- uno stallone (103);
- cinque stacche (104);
- due buoi di pelo "marinaczo" e ferrati "nella cossa destra" (105);
- tre vacche grosse delle quali due incinte e una "quale è figliata con un vitello mascolo";
- una giovenca di due anni (106);
- due giovenchi di due anni (107).

O) Legname:

tre scale di legno di cui una con diciassette gradini (pioli) (108), una con cinque gradini ed un'altra non specificata;
- sette tavole stagionate "poste sopra certi travetti fabricati" (109);
- venti tavole di pero;
- una tavola nuova di acero, stagionata;
- una tavola stagionata - vecchia - di acero;
- un pezzo di trave di abete;
- una tavola nuova di abete, stagionata;
- una tavola stagionata - vecchia - di abete;
- una trave di abete lunga dieci palmi;
- un pezzo di trave di ciliegio;
- un travetto lungo cinque palmi;
- trentaquattro tavoloni "de fabrica grossi et longhi" (110) dei quali uno è iaccato (111) in mezzo;
- qualche altra trave si trova "fora lo piano de la cisterna" (112), dove sono pure "tre forchi piantati con tre traversoni dove era la loggetta del frisco" (113);
- ventotto tiilli piccoli;
- tredici tiilli lunghi;
- circa quindici salme di legna;
- quattro varillari (114) di cui uno vecchio;
- tre "tavolieri";
- tre pali di ferro;
- dieci "picchette di ferro, piccole, lavorate";
- centouno "pezzotti de trave".

P) Attrezzi di lavoro:

embrici di creta (115);
- una grossa corda di canapa lunga otto passi e mezzo (116);
- un pezzo di cordella con due crocchi (117) di ferro "che serveno per la fabrica" (118);
- una tinozza "de ammassare calce" (119);
- un "manganello de tirare calce";
- tre secchi "da tirare calce" (120);
- due barili aperti per "carriare" la calce;
- tre garavielli per il trasporto della calce;
- un calderotto di rame;
- uno spurgatoio di ferro;
- una zappa;
- un rastrello;
- un moschetto di ferro (121);
- due paia di finestre;
- diciannove serragli (122) da finestra con undici lucchetti nuovi e tre maniglie di ferro con tre mezzi cantarelli;
- un paio di gangheri (123) grandi, di ferro;
- dieci coppolieri e gliommeri (124) contenenti diversi colori per dipingere le soffitte delle camere;
- tre pezzi grandi di gesso;
- tre pezzi piccoli di gesso;
- tre modelli di carta per le decorazioni del soffitto;
- qualche altro attrezzo di lavoro, non descritto.

Q) Illuminazione:

un candeliere di ferro "de riposto" (125);
- due candelieri "de creta bianca" da "tenere la luce" (126);
- tre candelieri di ottone;
- una torcia di cera bianca "da vento" ma rotta.


Note:

(1) G. Galasso, Economia e società nella Calabria del cinquecento, Milano, 1975, p. 261.
(2) Archivio di Stato di Napoli, Processi antichi, fascio 929, fascicolo 21383.
(3) R. Turi, Ricerche sul castello di Amendolara, in: Calabria Letteraria, n. 7-9, 1984.
(4) Sproviero: tendaggio posto a capo del letto formante il baldacchino.
(5) Cappelletto: piccola cappa posta sopra il baldacchino.
(6) Capisciola: nastrino della larghezza di circa un dito.
(7) Pezzotti: piccoli pezzi di tavole.
(8) Lettiera: letto formante un tutt'uno con i piedi, di legno. Usato generalmente dalla servitù.
(9) Trabacca: spalliera del letto che serviva da sostegtno ai tendaggi che circondavano il letto. La trabacca era parte integrante del baldacchino.
(10) Trastielli: cavalletti di legno su cui venivano poggiate le tavole formanti il letto.
(11) Colonnette di noce: si tratta delle colonne della trabacca.
(12) Scarfaletto: oggetto per scaldare il letto con fuoco a carbonella.
(13) Paniere "de tenere renali": paniere che conteneva vasi da notte. Esso serviva per il trasporto dei vasi da notte ad una vicina discarica per il loro svuotamento;
(14) Capizzo: capecchio, filaccia grossa che si trae dalla prima pettinatura del lino e della canapa utilizzata per imbottire i materassi.
(15) Saccone: grosso sacco, imbottito generalmente di paglia, che si metteva sotto il materasso o si usava talvolta in sua vece. Usato dalla servitù.
(16) Con filo ad arco: si tratta di una imbottitura riempita di bambagia e trapunta ad arco.
(17) Strapunto de galera: specie di materasso sottile, pagliericcio.
(18) Farsata: tendaggio che ornava i paramenti del letto.
(19) Telaretto usato dell'incerata: telaio dell'incerata da fissare alla finestra.
(20) Varie staffe: varie pieghe, in verticale, del colletto.
(21) Orbace: stoffa di lananon sgrassata, tradizionalmente filata e tessuta a mano. Questa stoffa attualmente è tipica della Sardegna.
(22) Morione: elmo con cresta alta e rialzi ai lati.
(23) Alzata: parte superiore di un mobile, su cui si esponevano argenti e altro vasellame.
(24) Si tratta di portaombrelli.
(25) Decorati con lo stemma della casa Loffredo.
(26) Brosciata: era un tavolo da arredamento.
(27) Palmo: misura di lunghezza corrispondente a cm. 26,36.
(28) Si tratta di una cassa poggiata su due scannetti.
(29) E' una panca con spalliera, su un piedistallo.
(30) Piedi di stallo: si tratta degli scannetti della panca; piedistalli, sostegni.
(31) Salma: antica unità di misura di capacità e di peso, ma resta in qualche dialetto come nome di misura anche di superficie.
(32) Si tratta di una grande cassa, in stile veneziano, intarsiata internamente ed esternamente.
(33) Cassa da campo, con serratura, foderata di tela turchina e passamaneria bianca.
(34) Cascia: cassa.
(35) Baule con intelaiatura esterna in ferro e ricoperto di cuoio nero.
(36) Libbra: antica unità di misura di peso, ancora in uso in vari paesi.
(37) Cagia: gabbia per uccelli.
(38) Pietra de latte è espressione non facile da spiegarsi. I riferimenti probabili potrebbero essere quelli di una pietra di allume (usato, come è noto quale emostatico e quale mordente) o di un altro minerale di uso galenico o cosmetico oppure a una pietra dura di qualche pregio, o, ancora, ad un altro lavoro di smalto o di opalina del genere di quelli in voga nell'arte vetraria veneziana dei secoli XVI e XVII.
(39) Magli de trucco: stecche usate nel "trucco", gioco assai simile al biliardo, molto in voga nelle corti o presso le famiglie nobili italiane nel secolo XVI.
(40) Rudimentali racchette da tennis?
(41) Mazza da baseball?, golf?, polo?.
(42) Si tratta di un piccolo quadro in legno di noce poggiato su uno scrittoio. Generalmente i quadri erano provvisti di un supporto ovvero di una intelaiatura spesso dorata.
(43) Arazzi vecchi raffiguranti figura e foglie.
(44) "La descrittione de tucta Italia et isole pertinenti ad essa" dell'Alberti ebbe una prima edizione a Bologna nel 1550 e una seconda, sempre a Bologna, nel 1577.
(45) Frà Cornelio è Cornelio Musso, le cui prediche incontrarono una grande fortuna. I suoi tre libri di prediche furono pubblicati a Venezia nel 1576.
(46) "Dio (= Dione) del ordine militare".
(47) "Cai (sic) Plinio Cecilio", ridotto in lingua volgare.
(48) Il Salmista è un libro dei Salmi. Di questo testo e dei successivi non è indicato l'autore.
(49) Nelle vite dei filosofi si deve ravvisare una traduzione di Diogene Laerzio: si possono ricordare quelle veneziane del 1545 ("appresso Vincenzo Vaugris") e del 1567 (presso Domenico Farri).
(50) Il testo designato come Fidelis Adducio, in quanto "coverto da tavole", ossia rilegato in legno, dovrebbe essere un incunabolo (libro stampato nel XV secolo, quando l'arte della stampa era agli inizi). Potrebbe essere una sorta di guida spirituale, se è lecito tradurre il titolo come "richiamo del fedele".
(51) L'equitazione è fra gli interessi ricorrenti degli scrittori napoletani. Si ricorda, fra l'altro, che Giovanni Battista Pignatelli fu maestro ad italiani e transalpini nell'arte del cavallo e del cavalcare. Fra i trattati napoletani del '500 si possono citare: F. Grisone, Gli ordini di cavalcare, Napoli, 1550 e P. Caracciolo, La gloria del cavallo, Napoli, 1589. Il primo di essi potrebbe essere quello a cui si riferisce qui l'inventario.
(52) Il libro delle guerre di Roma potrebbe essere un Livio; ma è, ovviamente, difficile pensare che non potrebbe essere, con uguale probabilità, qualche altro scrittore latino o, magari, qualche testo italiano.
(53) Extra usum è l'ufficio della Settimana Santa, in quanto tutta la liturgia pasquale è definita tale. Nell'inventario è indicato come "lo fori uso vide licet uno offitio de la settimana Santa coperto de velluto pagonaczo" (paonazzo = colore violaceo scuro).
(54) Il quindicesimo e ultimo libro indicato nell'inventario è citato come "altro di diverse cose".
(55) Piatti prodotti dalla manifattura di Rossano, località a circa cinquantacinque chilometri da Amendolara.
(56) Carrafa, caraffa: recipiente, con collo stretto, bocca larga e manico, per l'acqua. Detta anche "starrone".
(57) Bombili o gummila: recipiente con collo e bocca stretta. Provvisto di due manici.
(58) Montalvi novi: nome di un'acqua o di una località che dà il nome alla sorgente.
(59) Barile: recipiente cilindrico, rigonfio nel mezzo, fatto di doghe tenute assieme da cerchi di ferro, impiegato per la conservazione dell'acqua e posto su adatti sostegni. Nel caso della nota il barile è vecchio ed è provvisto di tappo.
(60) Staio: vaso di legno cilindrico a doghe cerchiate per misurare uno "staio". Lo staio è una misura di capacità per aridi ma anche per liquidi, più adatto per l'olio: varia secondo i tempi e i luoghi. Lo staio, ancora, è la superficie di terreno che si semina con la stessa unità. Si veda pure nota 75.
(61) Si tratta di bicchieri dalle forme particolari.
(62) Gallupalina: è un termine a noi ignoto; potrebbe, tuttavia, essere una pignatta di opalina.
(63) La sarda è un piccolo pesce marino di colore azzurro argenteo che vive in banchi; si consuma fresco o conservato (fam. Clupeidi). In questo caso le tinozze piccole di legno servono per conservare le sarde sotto sale.
(64) La tonnina è, in genere, il tonno conservato sott'olio, ma è anche una specie di salume, fatto con la schiena del tonno e considerato non di pregio.
(65) Pidanni: grande vaso di terracotta, panciuto, per olio e simili (orcio).
(66) Si tratta di una grande sporta contenente uva passa.
(67) De vinchi: giunco.
(68) Fressore: padelle per friggere.
(69) Cucumo: brocca a due manici.
(70) Trappito lavorato: torchio di legno per la cucina, intarsiato.
(71) Grattacaso: grattugia. Quelle antiche avevano di metallo solo la lamina bucherellata; per il resto erano una sorta di cassetto di legno, con il tiratoio, ossia cassettino scorrevole.
(72) Si tratta di contenitori per l'olio (pidanni, pidaghi) provenienti da terra d'Otranto, in Puglia.
(73) Palmo: oltre ad essere una misura di lunghezza (si veda anche nota 27), il palmo è anche una misura di capacità. Esso equivale a metri cubi 0,018515.
(74) Si tratta di una scaletta che serviva per prelevare e immettere l'olio dentro i contenitori. Evidentemente le pile (contenitori) erano abbastanza grandi.
(75) Staio: quantità contenuta in uno staio. Nel caso della nota si tratta di due stai pieni di olio. Il valore più comune dello staio è di litri 3,5879 diviso in sedici quarti. Si veda pure la nota 60.
(76) Otri: recipienti di pelle di capra usati per il trasporto dell'olio ma anche di altri liquidi.
(77) Trappito: si tratta dell'attrezzatura completa per il frantoio oleario.
(78) Noczo de Bambace: guscio con bambagia dentro. Quando il guscio si apre, la bambagia viene cardata e poi filata.
(79) Gavacta: era una vasca di legno.
(80) Maglio: mazza a dimensioni variabili a seconda della sua utilizzazione.
(81) Tomolo: misura di capacità per aridi. Il tomolo è anche una unità di superficie agraria, in uso nell'Italia meridionale, che equivale a 0,33 di ettaro, cioè ad un quadrato di 33,33 metri per lato. Varia da luogo a luogo.
(82) Dall'inventario risultano "in potere del massaro" (il massaro è il capo dell'azienda agricola) le seguenti seminagioni:
- "prato de orgio" orzo tomoli 3 e mezzo;
- "prato de tragallizzi" grano tomoli 11;
- "prato de tragallizzi" orzo tomoli 1;
- "prato de tragallizzi" avena tomoli 4;
- "la pitrosa>> orzo tomoli 6;
- "la cropina de baccariczo" grano tomoli 8;
- "terra del a vigna del palazzo" grano tomoli 2 e mezzo.
(83) Barile: il barile napoletano è una unità di misura equivalente ad ettolitri 0,43625. Da non confondere con il barile della nota 59.
(84) Carriatello: botticella.
(85) Fucile "a la calabrese": lupara.
(86) Zagaglia: arma primitiva simile ad una lancia piccola e leggera, con punta di ferro a foglia di olivo.
(87) Alabarda: antica arma costituita da una lunga asta di legno con una punta di ferro attraversata da una specie di scure.
(88) Archibugio: antica arma da fuoco portatile con canna lunga.
(89) Archibugetti: piccolo archibugi con l'acciarino ( = cane, nei fucili e nelle pistole antiche) a serpentina, ossia a forma di S.
(90) Scimitarra: corta sciabola a lama curva usata dai popoli orientali e specialmente dai turchi.
(91) Stocco: arma bianca più corta e più sottile della spada, a sezione triangolare, per ferite di punta.
(92) Balestra: antica arma per scagliare frecce, costituita da un arco metallico saldato a fusto di legno. Nel caso della nota la balestra è a forma di torretta.
(93) Si tratta di un coltello a lama curva (turchesco) con fodero.
(94) Si tratta dell'armeria.
(95) Morsi di briglia. Il morso è un arnese di ferro che si pone in bocca al cavallo e a cui si attaccano le redini.
(96) Battaglio: è un greosso ferro pendente al centro della campana, che serve a farla suonare.
(97) Si tratta di uno stampo per la marchiatura degli animali.
(98) Striglia: arnese di metallo con laminette dentate con cui si frega con forza il pelo dei cavalli e simili, per pulirlo e renderlo lucente.
(99) Trivici: (o cigrivo) setaccio rotondo con retina metallica per cernere legumi e frumento.
(100) Una analoga vasca per l'abbeveraggio degli animali da pollaio è lo scifo, scavata nella pietra.
(101) Delle diciassette giumente una si chiama "dannata" e altre due sono indicate come "grosse". Probabilmente erano le più robuste. La giumenta "dannata" viene custodita nella sala del castello, le altre sono raggruppate nella "difesa de strafaci, et proprie nella fiumara sotto lo magazeno". La fiumara, detta ancora oggi Straface, si trova al fondo di un dirupo prospiciente i ruderi del castello. Nell'inventario le giumente che sono raggruppate in tale luogo, sono indicate tutte con propria "stacca" (puledra) o il proprio puledro.
(102) Puledro: giovane cavallo, asino o mulo, non ancora domato.
(103) Stallone: cavallo maschio destinato alla riproduzione.
(104) Stacche: cavalle giovani. Nell'inventario le cinque "stacche" sono indicate come "qualcuna con il proprio puledro".
(105) Cossa destra: coscia destra. Ferrati: marchiati. Marchio sulla coscia destra.
(106) Giovenca: vacca giovane che non ha ancora figliato.
(107) Giovenchi: buoi giovani ma non tanto. I giovenchi, infatti, sono considerati tali fino a circa un anno.
(108) Non è ben precisato se si tratta di scale con gradini o di scale a pioli.
(109) Probabilmente i "travetti fabricati" erano sporgenti dal muro e le sette tavole stagionate vi erano poggiate sopra.
(110) Si tratta di trentaquattro assi di legno grossi e abbastanza lunghi per le impalcature dei muratori.
(111) Iaccati: spaccati.
(112) "Lo piano de la cisterna" era l'atrio del castello, dove si trovava anche una cisterna per la raccolta dell'acqua piovana.
(113) La loggetta era una parte del castello aperta su uno o più lati, con archi sorretti da pilastri o colonne. Alcune colonne, nonostante i numerosi e brutti rifacimenti successivi, sono rimaste miracolosamente intatte. Nei pressi della loggetta vi erano tre forche piantate, sulle quali erano poggiate tre traverse. In estate sulle traverse venivano poste rami o foglie verdi ma anche paglia e così ci si poteva sedere all'ombra ("all'ombra del pagliaro"). Sia il "pagliaro" che la loggetta costituivano un buon punto di osservazione delle tenute di Straface ma anche dell'omonima fiumara sulle sponde della quale esistevano altre proprietà baronali.
(114) Varillari: (o varrigari) cavalletti di legno, ricavati dagli alberi, sui quali venivano poggiati i barili.
(115) Embrici: tegole piatte, con un risvolto lungo i bordi. Servono per coprire i tetti.
(116) Il passo è una misura napoletana. Esso equivale a sette palmi.Considerato che il palmo equivale a cm. 26,36 la lunghezza della corda è di cm. 1489,34 cioè circa 15 metri.
(117) Crocchi: ganci.
(118) La corda con i ganci era utilizzata per sollevare il materiale occorrente per fabbricare.
(119) Si tratta di un piccolo tino per mescolare la calce. Essa, detta comunemente calce viva è ossido di carbonio, una sostanza bianca ottenuta riscaldando in appositi forni il calcare; si usa come legante per malta da costruzione o per imbiancare i muri. Quando si parla di trasporto di calce, probabilmente non ci si riferisce alla calce viva ma alla malta, che doveva essere trasportata per essere usata nella costruzione.
(120) Si tratta di tre secchi per trasportare la calce. Secchi da calce.
(121) Moschetto: (moschettone) anello di ferro con apertura a molla, usato per assicurare un oggetto ad un altro.
(122) Serragli: serrature.
(123) Gangheri: arpioni di metallo che servono per sostenere e rendere girevoli le imposte di una finestra e simili.
(124) Coppolieri e gliommeri: sono dei contenitori, per colori da sciogliere in acqua, a forme diverse: a cono i coppolieri, a forma di gomitolo gli gliommeri. Sono fatti di carta abbastanza spessi.
(125) "De reposto": è la denominazione meridionale di ambienti in cui si trovano generi alimentari o utensili da tavola (ripostiglio), ma è anche il mobile destinato alla bisogna (credenza).
(126) Si tratta di candelieri alimentati ad olio.
- Le note nn. 38-39, 44-54 sono di G. Galasso in "L'Altra Europa", Milano, 1982, p.284 e segg.
- Al parag. F bisogna aggiungere altri incartamenti: alcuni (non meglio precisati) "processi", un "notamento della fabrica del castello", una "procura di carta pergamena fatta per la università a tempo de Cesare Pignatillo", un "libro de exito a servitori de casa" e "un libro scritto a mano, coperto de coiro, con varie sorti de notati scritti de carte cento vinti cinque, libri de cartelli de Fabritio et Cesare Pignatillo". Sono ancora inventariati ventinove quinterni di "carte reale" per scrivere.
- Delle opere d'arte citate nel paragr. E non si conosce alcuna traccia. Il trasferimento a Napoli della Casa Loffredo, avvenuto verso la fine del XVI secolo, ha sicuramente indotto i Signori a portare con sé anche quadri ed arazzi, ritenuti, probabilmente, di notevole valore artistico.


Il saggio è stato anche singolarmente riprodotto in fascicoli.


www.amendolara.eu
ottobre 2012



Home | Presentazione | News | Galleria Fotografica | Monumenti | Feste e Tradizioni | Video | Contatti | Download | Links | Guestbook | Mappa del sito


Torna ai contenuti | Torna al menu