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Salvatore Farina: Ritratto di un emigrato


Salvatore Farina: Ritratto di un emigrato

Gli anni della emigrazione contrassegnati da sacrifici e rinunce sembrano oramai un ricordo lontano nel tempo, quasi che la società del benessere, dedita al consumismo sfrenato, voglia rimuovere quel periodo di grande ristrettezze economiche che tra gli anni '50 e '60 ha costretto migliaia di persone, soprattutto del sud Italia, a lasciare la propria casa ed i propri affetti per trovare un lavoro che gli consentisse di sopravvivere. Molti di loro sono tornati nei paesi di origine, molti altri invece hanno preferito non farvi più ritorno. Non tutti però sono disposti a dimenticare quegli anni così duri. Tra questi Salvatore Farina, rappresentante degli emigrati calabresi all'estero, autore del libro "storia di un emigrato" edito dalla casa editrice Qualecultura. Farina con il suo libro ha inteso rinnovare il ricordo di coloro che con una valigia di cartone e tante speranze nel cuore si avviarono verso un destino incerto; lo ha fatto con lo spirito del contadino del meridione prestato alle fabbriche ed ai cantieri, di chi si è fatto apprezzare per la sua grande dedizione al lavoro.
Partito in cerca di lavoro la prima volta nel lontano marzo del 1959, insieme ad altre ventisette persone di Amendolara, approda in Svizzera nel Cantone di Zurigo, dove trova lavoro in una azienda agricola e dove conosce suo malgrado le prime discriminazioni.
Dopo mesi di lavoro massacrante dalle 4 del mattino alle 21 di sera in cambio di una misera paga, che non gli consente neanche di provvedere al sostentamento personale, si finge ammalato e rientra quindi in Italia per ripartire subito dopo per la Germania con destinazione la ricca Baviera.
In Germania lavora come manovale nei cantieri edili. La paga questa volta è sufficiente per mandare avanti la famiglia anche se gli operai, come lo stesso Farina ricorda, erano costretti a dormire nelle baracche. Dopo l'apprendistato in un settore specializzato dell'edilizia diventa caposquadra e quindi capocantiere.
Pensando a quello che aveva passato e alle mille difficoltà incontrate i primi anni in Germania comincia negli anni settanta ad interessarsi agli emigrati calabresi. Dopo essere stato eletto consigliere degli emigrati al Comune di Norimberga costituisce nel 1977 l'associazione degli emigrati calabresi denominato Circolo Calabria, divenuto poi nel 1987 Centro Emigrati Meridionali. L'associazione si proponeva attività culturali ed informative per aiutare i nostri connazionali ad inserirsi nella società tedesca. Qualche anno dopo viene eletto alla consulta dell'emigrazione in Italia".
Oggi Salvatore Farina rimprovera alle istituzioni italiane di non aver fatto abbastanza per gli emigrati, che dopo quarantanni di duro lavoro in Germania percepiscono una piccola pensione insufficiente a lenire le grandi sofferenze patite.
Nell'era delle grandi migrazioni di popoli, ritornano più che mai attuali i versi di Vittorio Butera: "Dove nasce beato chi muore! E noi raminghi ce ne siamo andati!

Santino Soda


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